Un trust che si chiama desiderio

Franco Fanelli |

Miguel Angel García Vega, giornalista di «El País», descrive in un articolo la sempre più frequente e disinvolta osmosi tra mondo istituzionale e mercato dell’arte. È un gioco di porte girevoli, recita il titolo, in cui autorevoli curatori o direttori di musei prestano occasionalmente o continuativamente il loro talento, il loro sapere e, ovviamente, le loro conoscenze (non tanto nel senso solo scientifico quanto in termini di rapporti con collezionisti e artisti) all’organizzazione di mostre in gallerie o alla formazione dei cataloghi delle case d’asta. Lo hanno fatto, tra gli altri, John Elderfield e Peter Galassi del MoMA per una mostra di fotografia da Gagosian; Lisa Dennison, direttrice del Guggenheim di New York, per Sotheby’s, o Robert Storr, rettore a Yale, per una mostra di Ad Reinhardt da David Zwirner. D’altra parte, dice Bartomeu Marí, curatore del Macba di Barcellona, le case d’asta e le fiere
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