Un nuovo allestimento antisismico a Perugia

La Galleria Nazionale e il direttore Marco Pierini propongono un percorso lineare senza deviazioni per 220 opere dal Duecento al Novecento

Il direttore della GnU Marco Pierini. Foto di Marco Giugliarelli
Stefano Miliani |  | Perugia

Entriamo nella Galleria Nazionale dell’Umbria (GnU) al terzo piano del Palazzo dei Priori e nello spettacolare salone d’ingresso un’immagine forte ci fa capire che lo scenario è cambiato: sulla parete opposta adesso si staglia, leggermente inclinata com’era nella chiesa d’origine e con il retro visibile, la monumentale croce bizantina dipinta del Maestro di San Francesco (che prima era nella seconda sala).

Il direttore Marco Pierini ha infatti rivisto da capo a piedi l’intero museo. Il risultato? Convincente. È un grosso lavoro compiuto in un anno.

A piano terra, nell’atrio dell’edificio medievale, biglietteria e bookshop sono stati ampliati e dotati di nuove luci. Un grande monitor segnala a chi transita da corso Vannucci che qui c’è il museo. Nella Galleria la sequenza cronologica delle opere è rispettata, ma è stata rimodulata e leggermente sfrondata scendendo a circa 220 pezzi esposti rispetto ai precedenti 280.

Il percorso ora è obbligato, esclude deviazioni tra le sale, offre quindici punti dove riposare su panche blu e panche arancioni, in più tratti risalta l’architettura stessa del palazzo. Tra le innovazioni tecniche: le finestre hanno pellicole che abbattono i raggi ultravioletti e infrarossi, dei rilevatori regolano al minimo le luci in assenza di visitatori.

Il piano alto è la maggiore attrattiva della Galleria Nazionale e continua a spaziare dal Duecento al Cinquecento circa. Superato il salone d’ingresso, le sculture di Arnolfo di Cambio e di Nicola Pisano guadagnano una saletta a sé. Alla cappella dei Priori decorata nel XV secolo da Benedetto Bonfigli seguono in successione il Trecento senese di Duccio e compagni, lo sfolgorante Gentile da Fabriano e altri capolavori.

Beato Angelico adesso è fronteggiato da Benozzo Gozzoli, con le due grandi opere che ora poggiano su solide strutture in alluminio color antracite come un’altra settantina di tavole. Sono nuovissime basi antisismiche mobili con piccole ruote, staffe regolabili e un sistema di ancoraggio: permettono di spostare le opere dalle pareti senza smontarle e di ispezionare il retro con facilità.

È un ingegnoso progetto proposto dai restauratori Cristina Tomassetti e Daniele Costantini e realizzato dall’architetto Riccardo D’Uva (verrà brevettato): regge anche lo stupefacente Piero della Francesca che conserva la perfetta solitudine nella sala in cui già era esposto.

Quanto al Perugino, adesso è riunito in due spazi monografici. Il primo è al piano alto e documenta l’opera dell’artista fino al 1500. Più avanti, la sala affrescata da Tommaso Bernabei detto il Papacello, svuotata, ha quattro divani con cuscini per godersi il soffitto e prese per i cellulari.

Segue la prima incursione nel contemporaneo: nel passaggio che scende al secondo piano l’artista e compositore Roberto Paci Dalò ha disegnato, a grafite acquerellabile, una cronologia umbra dal 1236 fino alla Marcia della Pace da Perugia ad Assisi del 1961.

Scesi di piano, troviamo la seconda sala sul Perugino, incentrata sugli ultimi vent’anni; seguono una sala con versioni della «Deposizione Baglioni» di Raffaello, pittori perugineschi, il pieno Cinquecento; convivono ora in un’unica stanza i caravaggeschi Orazio Gentileschi e Valentin de Boulogne, con le tele «Noli me tangere» e «Cristo e la Samaritana».

Pierini ha sgomberato la saletta dell’orologio e da qui ha spostato e sfrondato, d’intesa con gli eredi, la donazione dello studioso Valentino Martinelli mantenendo tre lavori sicuri di Gian Lorenzo Bernini, mentre arriva dalla Prefettura una tela di Giuseppe Maria Crespi.

Si approda quindi al primo Ottocento con Jean-Baptiste Wicar e corona il percorso una saletta inedita sull’Umbria contemporanea con opere a rotazione: siglano l’esordio due Burri (uno della GnU, l’altro in comodato), un Gerardo Dottori, un Piero Dorazio anch’esso in comodato, il vivente Adalberto Mecarelli. Firmano l’allestimento Daria Ripa di Meana e Bruno Salvatici.

Il museo ha due nuovi laboratori: uno di restauro, l’altro per la didattica. Altra novità: la GnU ha aperto ai cittadini una bella biblioteca d’arte e non solo, ben attrezzata e organizzata, nella Sala del Grifo e del Leone, ristrutturata e concessa dal Comune, dove si entra attraverso un portone su piazza IV novembre.

«Il primo pensiero è coniugare nella miglior maniera possibile le esigenze di conservazione e quelle del pubblico di oggi, spiega Pierini: rendere le opere più al sicuro e più comprensibili aggiornando anche l’apparato comunicativo. La tecnologia ora lo permette».

L’ampliamento e riordinamento condotti e conclusi nel 2006 dall’allora direttrice Vittoria Garibaldi avevano funzionato, dichiara: «Erano corretti e di qualità, ma cambiano i tempi e le tecnologie, ritengo fosse necessario “asciugare” e rinnovare il percorso perché diventasse più accogliente, anche con spazi di ristoro». Costo dell’operazione, tutto compreso: 5 milioni dal Fondo Sviluppo e Coesione.

© Riproduzione riservata Una veduta del nuovo allestimento della Galleria Nazionale dell’Umbria
Altri articoli di Stefano Miliani