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Un Modigliani a rischio pm

Un dipinto autentico, notificato dallo Stato, rischia la distruzione o un grave e irreversibile danneggiamento

«Testa di donna», il ritratto di Hanka Zborowska dipinto da Amedeo Modigliani nel 1917 (oggi collezione privata, Milano)

Milano. Una situazione paradossale si è creata alla fine delle indagini sulle quindici opere attribuite a Modigliani sequestrate il 7 luglio 2017 durante la mostra a Palazzo Ducale di Genova.

L’unico dipinto autentico dei dieci sequestrati (gli altri erano disegni) rischia infatti di seguire il destino dei falsi (distruzione? abrasione delle firme? apposizione di timbri indelebili?) perché il pubblico ministero (pm) si è rifiutato di confrontare le superficiali ed erronee dichiarazioni delle consulenti tecniche, Ilaria Quattrocchi e Paola Gozzi, con la perizia di parte e con la relazione dei Carabinieri del Ris, che scagionano completamente il quadro.

Qualora anche il giudice per le indagini preliminari, cui la difesa si è appellata contro la decisione del pm, rinviasse alla fase dibattimentale ogni esame degli argomenti portati a favore dell’autenticità, il quadro verrebbe «processato» senza poter essere difeso da nessuno, perché la proprietaria non è indagata e quindi né lei né i suoi avvocati possono partecipare al dibattimento. Incredibile ma vero.

Per scongiurare questa eventualità, il collega professor Mattia Patti, dell’Università di Pisa, e io, responsabili della perizia di parte, abbiamo inviato una lettera aperta al ministro Bonisoli, e per conoscenza alla soprintendente Antonella Ranaldi e alla direttrice del Polo Museale Regionale della Lombardia Emanuela Daffra. Trattandosi di un’opera notificata dallo Stato, riteniamo infatti che la sua tutela, non potendo essere esercitata dalla proprietaria, debba essere assunta dal Ministero. Soprattutto perché, dopo le indagini svolte, possiamo affermare con assoluta certezza che il quadro è opera autentica di Modigliani. Ne elenco brevemente le ragioni.

L’opera come oggetto materiale (supporto, preparazione e materia pittorica)
L’opera è stata analizzata dall’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del Cnr di Perugia e dall’Istituto Nazionale di Ottica del Cnr di Firenze, assistiti da Paolo Pettinari, restauratore diplomato all’Opificio di Firenze, e coordinati dal professor Patti. Ispezioni e analisi hanno dimostrato: a) che telaio, tela e relativa preparazione sono originali e corrispondenti in tutto e per tutto a quelli utilizzati dall’artista; b) che la materia pittorica e cromatica non presenta elementi incompatibili né con la data presunta di esecuzione né con la tavolozza dell’artista. I Carabinieri del Ris di Roma hanno confermato la correttezza di queste analisi.  

L’opera come risultanza di un particolare processo creativo (stile, metodo e calligrafia pittorica)
La radiografia ha rivelato che il quadro è stato dipinto su una tela già usata per un esercizio accademico di nudo maschile, abitudine più che documentata da parte di Modigliani. La tanto criticata postura del collo dipende dal fatto che parte del busto maschile sottostante è stato incorporato nel collo con piccoli adattamenti secondo un’abitudine ben nota dell’artista. La scansione Xrf ha evidenziato processi esecutivi molto caratteristici e documentati: linee di tratteggio scuro per definire le forme; linee di colore diluito a margine dei contorni o per disegnare particolari anatomici; pennellata «a matassa» per cancellare elementi della figura sottostante; combinazioni di nero e marrone per costruire le capigliature scure che si riscontrano in molti dipinti originali; e infine la distribuzione del calcio (nero d’ossa), nei contorni del modellato e nei principali dettagli anatomici, perfettamente analoga a quella rilevata nel ritratto di Hanka Zborowska del MoMA, e che avvalora in modo definitivo il nostro giudizio di autenticità. 

L’opera come oggetto storico (la sua documentazione e i passaggi di proprietà)
Il quadro è l’unico dei dipinti sequestrati a Genova con una storia collezionistica ed espositiva ricostruibile con certezza fin da prima della morte dell’artista. L’elemento fondamentale per dimostrarne l’autenticità e la provenienza è la scritta sul retro, uguale a quella presente in altre importanti opere e che nessuno ha preso in considerazione. La scritta, tracciata a pennello nell’angolo superiore sinistro della tela, non è di Modigliani, ma riporta il suo nome e l’indirizzo dello studio che Zborowski gli aveva messo a disposizione in casa sua: 3, rue Joseph Bara, Paris.

Abbiamo potuto dimostrare che queste indicazioni, sempre scritte dalla stessa mano, nello stesso posto, sono presenti solo su quadri autentici, e si trovava già sui quadri quando essi uscirono dal magazzino di Zborowski. Infatti, nei tre casi che si conoscono oltre a questo, due opere uscirono dal magazzino per passare nella casa dei nuovi proprietari (lo scrittore Francis Carco e il gallerista Paul Guillaume) quando Modigliani era ancora vivo, nell’inverno 1917-18, e la terza uscì tra dicembre 1921 e gennaio 1922 per passare alla galleria Bernheim-Jeune che la vendette nel mese di febbraio.

Anche il nostro quadro faceva dunque parte di quelli immagazzinati e così contrassegnati da Zborowski. Le sue apparenti anomalie dipendono dal fatto che è ancora un bozzetto non rifinito, di poco precedente al grande ritratto di Hanka oggi al MoMA (fine 1917). Esso compare per la prima volta in pubblico riprodotto nel catalogo di un’asta del maggio 1929, non una vendita qualsiasi, bensì quella dedicata alla successione di Constant Lepoutre, il mercante di cornici, tele e colori che fu dal 1916 uno dei primi sostenitori di Modigliani, il quale gli fece un famoso ritratto (Succession de M. Lepoutre. Tableaux Anciens et Modernes. Vente à Paris, Hôtel Drouot, salle n. 6, le Mercredi 8 Mai 1929. Il ritrato in oggetto è il lotto n. 60, p. 19, illustrato a p. 17). Non sappiamo quando Lepoutre sia entrato in possesso di quest’opera, ma è molto probabile che essa sia stata scambiata contro tele e colori nel marzo 1918 prima della partenza di Modigliani e Zborowski per il Midi.

In asta il quadro fu venduto a un signore di nome Mazaraki, per la cifra non indifferente di 20mila franchi. Nel 1932 esso venne messo di nuovo in vendita, ma il proprietario non è più Mazaraki bensì, con tutta probabilità, la signora Michaux, moglie di Robert Michaux, titolare di una ditta di trasporti d’opere d’arte e grande collezionista di Modigliani e di Kisling (Catalogue des Tableaux Modernes. Pastels, Aquarelles, Gouaches, Dessins par […] dont la vente aux enchères publiques aura lieu à Paris, Hôtel Drouot, Salle n. 6, le Vendredi 6 Mai 1932 à 2 heures, Lotto 104, illustrato). Michaux ci è noto, tra l’altro, per la sua corrispondenza con gli organizzatori della personale di Modigliani alla Biennale di Venezia del 1930, nella quale dichiara di essere lui il proprietario di molte opere richieste in prestito a Zborowski: prestò infatti alla Biennale «La Femme à la collerette», il ritratto di Hanka oggi alla Gnam di Roma, un «Ritratto di uomo» (Pierre-Edouard Baranowski) e 40 disegni.

L’asta del 1932 andò male, non solo perché si era in piena recessione ma perché quel giorno, durante la vendita e a poca distanza dall’Hôtel Drouot, fu assassinato il presidente della Repubblica Paul Doumer. Le quotazioni crollarono e l’opera fu ritirata. Attorno al 1935, la troviamo nella collezione di Francesco Pospisil a Firenze e poi in quella di sua figlia, la storica dell’arte Maria Pospisil-Duckett (Firenze e Venezia), quindi passa a Renzo Camerino, proprietario delle Vetrerie Salviati, al quale venne notificata dai soprintendenti Francesco Valcanover e Giovanna Nepi Scirè. Il resto è noto.

Paolo Baldacci, da Il Giornale dell'Arte numero 398, giugno 2019


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