Un exploit per il Rinascimento di Montelupo

L'ultima vendita di maioliche da Pandolfini ha visto spiccare le creazioni del rinomato centro di produzione toscano con risultati ben oltre le stime

Coppia di orcioli (1620) manifattura di Montelupo fiorentino aggiudicati per 73.080 euro. Cortesia di Pandolfini casa d'aste
Carlotta de Volpi |

Nell’ultima settimana di ottobre hanno avuto luogo due importanti appuntamenti italiani dedicati al raffinato collezionismo di porcellane e maioliche antiche. Si è cominciato il 26 ottobre con la casa d'aste Pandolfini, che presentava a Firenze una ricca proposta di importanti maioliche rinascimentali provenienti per la quasi totalità dalla collezione dell’antiquario fiorentino Mauro Berti, con molti pezzi comparsi raramente sul mercato e che, in virtù di una qualità particolarmente selezionata, hanno ottenuto risultati spesso superiori alle aspettative. I lotti venduti sono stati il 75% per il 148% delle stime pre-asta.

Top lot è stata una coppia di orcioli del 1620 circa proprio della manifattura di Montelupo, decorati in policromia, passati da una stima compresa tra 12 e 18mila euro a un’aggiudicazione finale di ben 73.080 euro. Un incremento notevole ha riguardato un’altra produzione di Montelupo: il piatto dell’ultimo quarto del secolo XVI con scena mitologica dipinta al recto e smaltato anche sul retro è salito fino a 47.880 euro da una stima di 5-8mila.

Emergeva inoltre il grande piatto da parata del pittore derutese Giacomo Mancini detto «il Frate»; realizzato nel 1560 circa, il manufatto ospita sulla sua superficie la complessa rappresentazione dell’episodio storico di Muzio Scevola. Stimato 10-15mila euro, il pezzo ha trovato un acquirente per 27.720 euro.
Notevole la coppia di vasi di forma biansata in terracotta invetriata blu ceruleo di Giovanni della Robbia aggiudicata a 45.360 euro a fronte di una stima di 20-30 mila e anche il tagliere realizzato nel 1531 a Gubbio ad opera di Mastro Giorgio con decorazione policroma con bistro chiaro e blu di cobalto, lustro applicato in terza cottura e oro rosso, venduto per 10.080 euro.

Non mancavano inoltre opere rappresentative della produzione fertile e innovativa del ducato di Urbino nel corso della prima metà del XVI secolo. Tra queste spiccava il piatto realizzato nel 1530 dal Maestro del Bacile di Apollo o dal Maestro della Decollazione, interamente decorato con una scena istoriata in cui è raffigurato San Gerolamo in meditazione, che ha raggiunto 37.800 euro.

Catturava l’attenzione anche il piatto o «tondino» della bottega urbinate di Guido da Merlino sulla cui superficie compaiono «i fiumi» rappresentati secondo l’iconografia classica: esseri barbuti intenti a riversare acqua da anfore, passato di mano per 18.900 euro.
Albarello da farmacia (fine XV secolo) Marche o Romagna, venduto per 3.500 euro. Cortesia di Bertolami Fine Art
In ripresa, infine, dopo un periodo di ripensamento, le maioliche cinquecentesche di Venezia che hanno visto l'aggiudicazione di tutti i lotti presentati e in particolare il grande vaso a boccia del 1570 circa realizzato da Mastro Domenico e collaboratori che ha quintuplicato la richiesta raggiungendo i 20.160 euro.
Il 28 ottobre è stato invece il turno di Bertolami Fine Art, con l’asta web di maioliche e ceramiche europee dal XVI al XVIII secolo.

Il catalogo proponeva una selezione di pezzi con la «capacità di evocare le nostre straordinarie radici culturali, ma anche di raccontare, attraverso un linguaggio figurativo al costante inseguimento della bellezza, storie curiose e leggere» come dichiarato da Giuliana Gardelli, responsabile del dipartimento.
La vendita ha ottenuto un fatturato complessivo poco superiore ai 50mila euro.

Il pezzo più antico tra quelli proposti in catalogo, ovvero un albarello da farmacia prodotto alla fine del Quattrocento in area marchigiana o romagnola, caratterizzato da un ornamento a «zaffera», tipica decorazione in blu scuro su fondo bianco, ha totalizzato 3.500 euro.

Il grande vaso a pancia rotonda in maiolica bianca (Firenze, XV-XVI secolo), dipinto in blu intenso con treccia puntinata a rombi nel collo e con vari rameggi di foglie fiori, è stato venduto per 2mila euro. Stesso importo raggiunto da un piatto in maiolica con tipologia di decoro tipica della ceramica di Montelupo e della sua zona, caratteristica per gusto cromatico e horror vacui.

Ventitré albarelli da farmacia, suddivisi in 16 lotti, sono infine stati ritirati dall’asta su richiesta della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Catanzaro e Crotone in quanto rara e pregevole testimonianza dell’arte farmaceutica in Calabria. Per i preziosi oggetti si sta profilando una destinazione presso un’istituzione museale calabrese.

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