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Mostre

Tutto il tesoro di Tutankhamon

La Grande Halle de la Villette ospita 150 oggetti del corredo funerario del faraone (meno la maschera)

Particolare di statua in legno stuccato dorato e dipinto, regno di Tutankhamon (II metà del XIV secolo a.C.), dalla Valle dei Re (Tomba KV 62), Luxor

Parigi. Tutankhamon torna a viaggiare. O meglio, parte del suo straordinario corredo funerario esce ancora una volta dall’Egitto per dare corpo a una mostra che inaugura il 23 marzo a la Grande Halle de la Villette a Parigi (fino al 15 giugno). Il titolo è estremamente semplice: «Tutankhamon, il tesoro del faraone». Non c’è bisogno di aggiungere altro, tale è la celebrità del giovane sovrano del quale, a oltre 3.300 anni di distanza, si parla quasi fosse una celebrità contemporanea.

La mostra intende celebrare in anticipo il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon (1922) e, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe essere la prima tappa di un tour che si concluderebbe con la collocazione permanente dei reperti nel Grand Egyptian Museum (Gem). La mostra conta 150 oggetti, selezionati tra le centinaia estratti da Carter e Lord Carnarvon dalle viscere della Valle dei Re. Molti non hanno mai lasciato l’Egitto e il loro numero supera di gran lunga quelli dell’evento espositivo che in Francia è considerato la «mostra del secolo».

Era il 1967 quando i reperti del tesoro di Tutankhamon uscivano per la prima volta dall’Egitto per essere visti al Grand Palais da oltre 1,2 milioni di visitatori. Difficile ripetere il successo di quell’evento, visto che stavolta non ci sarà la celeberrima maschera di Tutankhamon. Malgrado la sua inevitabile assenza (una legge impedisce che il reperto lasci il suolo egiziano), la mostra parigina può contare su oggetti di straordinario valore. È il caso di una delle due mirabili statue in legno stuccato e dipinto poste a guardia della camera del sarcofago oppure dei numerosi gioielli. Non mancano neanche reperti legati alla cosiddetta «maledizione». Sarà infatti esposta la tromba in argento dorato il cui suono, secondo una diffusa credenza, è foriero di sciagure d’ogni sorta.

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 395, marzo 2019


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