Tutti i galleristi vogliono Gerhard Richter

A Londra, in Engadina e a Düsseldorf si rende omaggio al maestro tedesco, probabilmente il più importante artista vivente al mondo

«Bernina» (1992) di Gerhard Richter. Cortesia dell’artista e della galleria Hauser&Wirth
Giorgio Guglielmino |  | Londra

Sarà un caso? Forse no. In queste settimane ben tre importanti gallerie europee presentano in parallelo mostre dedicate a Gerhard Richter. Tutti e tre i percorsi sono accompagnati da una pubblicazion, ciascuna comprende un saggio scritto per l’occasione da Dieter Schwarz, già direttore del Kunstmuseum Winterthur dove aveva organizzato varie rassegne sul lavoro di Richter tra il 1999 e il 2014, e autore del catalogo ragionato dei disegni dell’artista, probabilmente il maggior esperto al mondo sulla sua opera.

Nato a Dresda nel 1932 (92 anni il 9 febbraio), Gerhard Richter è considerato il più importante artista vivente e questo trionfale inizio del 2024 vuole essere un tributo alla sua grandezza. La galleria di David Zwirner, nella sua sede londinese, dal 25 gennaio (sino al 23 marzo) inaugura una personale del maestro tedesco con opere recenti e nuove oltre a un grande dipinto astratto del 2015 (a partire dal 2017 ha smesso di dipingere tele per concentrarsi unicamente sui lavori su carta). Si tratta della sua prima esperienza con la galleria nella capitale britannica dopo che ha deciso di farsi rappresentare da questa nel 2022 (una mostra inaugurale si era tenuta a New York nella primavera del 2023). Per l’occasione Zwirner ha anche prodotto una nuova edizione dell’artista intitolata «Pamul» stampata in 80 esemplari e in vendita a 8mila dollari.

Sull’importanza delle edizioni all’interno della sua opera così si è espresso il curatore Dieter Schwarz: «Richter è stato affascinato dalle possibilità aperte dalla riproduzione fin da quando si è avvicinato per la prima volta al mezzo fotografico... per lui, l’immagine perfetta e intoccabile conta più dell’originale quasi sacrosanto dipinto a mano».

In parallelo Hauser & Wirth ha coordinato un’esposizione intitolata «Engadina», dislocata in tre spazi differenti: quello della galleria a St.Moritz, il Museo Segantini, ugualmente ubicato nella cittadina svizzera, e la Casa di Nietzsche che si trova a Sils Maria, a pochi chilometri di distanza. Il percorso, che rimarrà aperto fino al 13 aprile, presenta un totale di 70 opere di Richter, tutte legate ai paesaggi della regione dell’Engadina.

Esposti dipinti, molte «overpainted photographs», disegni e una piccola sfera d’acciaio del diametro di 16 centimetri prodotta nel 1992 in un’edizione che differisce da esemplare a esemplare solo per il titolo (quest’ultimo si riferisce sempre al nome di una cima delle montagne presenti in Engadina, come «Piz Fora», «Piz Bernina», ecc). La sfera d’acciaio è presente in tutti e tre gli spazi coinvolti.

La terza galleria che presenta in queste settimane l’autore tedesco è Sies + Höke di Düsseldorf (già nell’ottobre scorso aveva concepito a Frieze Masters un meraviglioso stand interamente dedicato alle sue carte). La mostra, sino al 17 febbraio, si intitola semplicemente «Photographs» e racchiude lavori fotografici, sia unici sia in edizioni, composti tra il 1965 e il 2021.

In merito all’iniziativa, Daniel Müller, della galleria Sies + Höke, ha dichiarato a «Il Giornale dell’Arte»: «Sebbene la pratica artistica di Richter sia strettamente connessa al mezzo fotografico, le fotografie pure raramente hanno fatto parte del suo lavoro. Tuttavia, questa mostra riunisce diverse foto uniche e rare edizioni fotografiche che comprendono i primi autoritratti, serie di ritratti, paesaggi, astrazioni sperimentali e riproduzioni dei dipinti di Richter. Schwarz spiega: “Le fotografie presentate in questa mostra sono l’eccezione piuttosto che la regola. Spesso risiedono in prossimità di un altro mezzo che Richter ha scelto per produrre immagini”. Le immagini fotografiche di Richter possono essere viste come la fonte e l’essenza di molte delle sue opere su altri media. Dal 1965 al 2021, la mostra esplora il modo in cui l’artista si è concentrato sul potenziale pittorico di una fotografia nel corso dei decenni della sua pratica».

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