Tre pietre differenti per il monumento a Ugo di Toscana

Concluso il restauro del capolavoro scolpito da Mino da Fiesole, che per esso impiegò il bianco di Carrara, il rosso di Monsummano e il serpentino

Una fase della pulitura del Monumento a Ugo di Toscana
Laura Lombardi |  | Firenze

Si è concluso il restauro del Monumento a Ugo di Toscana, uno dei personaggi più importanti della Firenze altomedioevale che portò la città a essere capoluogo della Tuscia, scolpito da Mino da Fiesole tra il 1469 e il 1481 alla Badia Fiorentina, chiesa della quale il marchese, morto nel 1001 e le cui spoglie erano state dapprima alloggiate in un antico sarcofago di porfido, fu il più munifico benefattore (la madre ne era stata la fondatrice).

Il restauro diretto da Lia Brunori grazie ai Friends of Florence attraverso il dono di The Houston Family Foundation e di Boniface e Alison Zaino, è stato realizzato da Andrea Vigna, Paola Viviani, Chiaki Yamamoto, Eleonora Bonelli e Giulia Pistolesi della ditta Habilis. Mino da Fiesole, che alla Badia aveva già realizzato nel 1466 il monumento funebre a Bernardo Giugni e che subentra qui a Luca della Robbia al quale era stato commissionato anni prima il progetto mai eseguito, adotta gli stilemi di Bernardo Rossellino nel monumento a Leonardo Bruni in Santa Croce, aggiungendovi la grazia propria di Desiderio da Settignano.

La lavorazione del complesso scultoreo, raffigurante il defunto, la Madonna con il Bambino, l’Allegoria della Carità, putti reggistemma e angeli reggicartiglio, consta di tre pietre differenti (bianco di Carrara, rosso di Monsummano e serpentino) ed è condotta diversamente nelle varie aree. Con grande cura sono definiti i volti, dove sensibilissima è la resa degli incarnati che contrasta, creando un effetto chiaroscurale, con le parti ruvide create con la bocciarda; altri strumenti usati sono la subbia, la gradina, lo scalpello piatto e il trapano per definire piccoli dettagli delle figure e ricavare sottosquadri.

Tra il 1627 e il 1631, il monumento subì alcune fratture dei blocchi e perdite di materia originali, a seguito dello smontaggio per volontà dell’abate Serafino Casolani, che aveva affidato all’architetto Matteo Segaloni un diverso orientamento dell’altare della Badia. Al momento del rimontaggio risalgono infatti le riadesioni di parti lapidee tramite una sostanza resinosa, le stuccature presenti tra le giunture dei blocchi e molto fessurate, probabilmente realizzate con una base di calce, gesso e una sostanza oleosa che le ha rese particolarmente tenaci.

La pulitura ha mirato a mantenere un giusto equilibrio tra i vari blocchi, non sempre omogenei, sia per variazioni cromatiche, sia per un differente stato di conservazione. Liberate le superfici, pulite con acqua demineralizzata e spugne naturali da una spessa coltre di depositi atmosferici, nerofumo e cera di candele, e frizionati i sottosquadri e le parti più difficilmente raggiungibili con spazzolini in nylon e scovolini dentali, è stato impiegato del white spirit per assottigliare lo strato di cera presente in maniera disomogenea. Sono poi stati eseguiti test con diverse soluzioni per alleggerire i depositi incoerenti rimasti, mescolando acqua demineralizzata calda e soluzioni di ammonio carbonato a differente concentrazione.

Sugli elementi decorativi architettonici, dove era difficile applicare gli impacchi di carta giapponese, la soluzione è stata applicata in versione addensata in gomma xantano. Le stuccature alterate, rimosse, sono state sostituite da una malta a base di calce idraulica e aggregati silicei, rivestita superficialmente da una malta a base di calce e polvere di marmo. Per maggiore unità sono state eseguite velature ad acquarello e l’intervento si è concluso con l’applicazione di cera microcristallina in whitespirit per nebulizzazione, laddove il materiale lapideo era maggiormente inaridito.

© Riproduzione riservata Il Monumento a Ugo di Toscana dopo il restauro
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