Tracce audio, frutti soffiati e tessuti mutanti

Con Margherita Raso, Nevine Mahmoud e Derek MF Di Fabio la Fondazione Pomodoro si interroga su come si muove e si rinnova la scultura contemporanea

Margherita Raso, «Piercing», 2017 (particolare)
Michela Moro |  | Milano

Da più di dieci anni la Fondazione Pomodoro ha avviato una mappatura della giovane scultura contemporanea. Nella Project Room, affidata dal 2017 a curatori e artisti delle ultime generazioni, numerosissime mostre studiano la scultura declinata con nuovi linguaggi, dimostrando quanto questa forma di espressione sia vivace e ben lontana dalla «lingua morta» su cui s’interrogava Arturo Martini. Per Project Room #14 «Rosa in mano», curata da Eva Fabbris, tre artisti dialogano tra loro: Nevine Mahmoud, Margherita Raso e Derek MF Di Fabio. L’approccio di Mahmoud e Raso gioca sui contrasti di pesi e materiali, capovolgendo l’idea di scultura nell’accezione più classica.

Margherita Raso (Lecco, 1991) vive e lavora tra New York e Milano. Le sue opere sono fluidi e preziosi tessuti che mutano nelle forme: superfici di grande qualità tattile e visiva che pendono dai soffitti, si appoggiano alle pareti, occupano gli spazi in maniera inusuale, com’è recentemente successo nell’installazione che attraversava il campanile dell’Abbazia di Santa Maria in Lucedio, nel comune di Trino a Vercelli. Per la Project Room l’artista ha prodotto un lavoro specifico: un tessuto di più di 3 metri di larghezza in cui silhouette di corpi sovrapposti si animano mostrando posizioni di slancio, mentre altre sembrano alludere a delle cadute.

Nevine Mahmoud (Londra, 1988) vive e lavora a Los Angeles. Utilizza marmi, vetri soffiati e altri materiali, come l’alabastro, per creare oggetti e basi in equilibrio tra loro: spesso parti sensuali di corpi femminili o frutti soffiati nel vetro. Qui una selezione di lavori del 2017-21 che segue una linea coerente nella variazione di temi e materiali e conferma il suo sguardo di scultrice sulla vitalità dei corpi.

Il dialogo sulla scultura continua attraverso un laboratorio condotto da Derek MF Di Fabio con gli occupanti di una struttura carceraria, sia in presenza sia in forma epistolare. Di Fabio (Milano, 1987) vive e lavora tra Perdaxius, in Sardegna, e Berlino. La sua pratica spesso consiste in workshop in cui non conta il risultato finale, ma l’ascolto e l’interpretazione delle situazioni che si creano. «Il workshop, spiega, propone la scultura ai partecipanti come somma di gesti e decisioni da indagare attraverso narrazioni e l’invocazione di ciò che è altro. Il tema è il rapporto materiale e sensibile con qualcosa che non è presente, la relazione fisica con la memoria». Il risultato è una serie di tracce audio scaricabili gratuitamente dal sito della Fondazione e il cui ascolto può fungere da audioguida della mostra.

© Riproduzione riservata Nevine Mahmoud, «The Marble Fauna»
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