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Tintoretto, un ribelle a Venezia

È il titolo del documentario di Sky Arts Production Hub, visibile a fine febbraio in 360 sale italiane

La «Strage degli Innocenti» del Tintoretto. Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco

Venezia. La fissità dello sguardo ceruleo nel giovanile autoritratto instaura un fugace e muto contatto tra lo spettatore e la figura di Jacopo Robusti, il Tintoretto. La voce narrante nella versione italiana è affidata all’attore Stefano Accorsi; i contributi a studiosi e specialisti dell’artista veneziano tra cui Frederick Ilchman e Melania Mazzucco.

È a quest’ultima che si deve l’ideazione e la scrittura di «Tintoretto. Un ribelle a Venezia» il film documentario realizzato da Sky Arts Production Hub, in onda questa primavera su Sky Arte e ora distribuito nelle sale da Nexo Digital in 50 paesi del mondo. In quelle italiane (ben 360) sarà visibile nelle date del 25-26-27 febbraio (ma un’anteprima per la stampa è prevista per il 18 febbraio, a Milano).

Un progetto che mira a una circuitazione internazionale con il fine di presentare o far conoscere forse per la prima volta al grande pubblico la figura dell’artista di cui quest’anno ricorre il cinquecentenario della nascita (1518/19-2019) e a cui Venezia ha dedicato una grande esposizione appena conclusa, che a marzo farà tappa alla National Gallery of Art di Washington.

Venti minuti di anteprima presentati il 31 gennaio nella Sala dell’Albergo della Scuola Grande di San Rocco in presenza di Roberto Pisoni (direttore di Sky Arte), Franco di Sarro (ad di Nexo Digital) e della stessa Mazzucco, hanno restituito alla stampa un assaggio dell’intero lavoro. Le immagini di una Venezia notturna e silente ritratta dall’acqua contestualizzano il terribile morbo della peste (quella del 1576) che flagellò la città ma che non impedì al Tintoretto di restarvi per ultimare il suo lavoro.

La bottega nel sestiere di Cannaregio; lo studio della costruzione delle scene attraverso la realizzazione di modellini in cera: contesti teatrali in miniatura utili anche per lo studio della luce; le sue opere più rilevanti; il successo della bottega post mortem; la fascinazione della sua arte esercitata persino su David Bowie. Non sembrano mancare gli ingredienti fondamentali perché questa produzione cinematografica raggiunga lo scopo prefissato e contribuisca a suscitare magari anche l’interesse di una conoscenza diretta dei lavori dell’artista.

Il documentario di Sky però non si ferma alla sola produzione filmica ma rientra in un progetto più ampio portato a termine in occasione del cinquecentenario. È grazie infatti al contributo di Sky Arte che è stato possibile il restauro di due teleri della sala inferiore della Scuola di San Rocco che ora voleranno oltreoceano per essere esposti alla mostra di Washington.

Infine, a corollario del progetto, Sky Arte ha voluto anche realizzare una graphic novel (scritta da Alberto Bonanni su disegni di Gianmarco Veronesi) che, riassumendo la biografia del «genio ribelle», strizza l’occhio alle giovani generazioni.

Veronica Rodenigo, edizione online, 15 febbraio 2019


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