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Archeologia

Terminati gli scavi Usa di Afrodisia in Caria

Gli interventi più importanti sono la via del Tetrapylon e il restauro dell'editto di Diocleziano

Il teatro antico ad Afrodisia di Caria

Afrodisia (Turchia). Si è conclusa la campagna di scavi per il 2019 della New York University ad Afrodisia, diretta dal professor Roland Smith di Oxford come ogni anno dal 1991. La cittadina della Caria in Turchia sud-occidentale, dal 2017 iscritta nella Lista del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, fu prospera soprattutto in età romana e famosa per il suo tempio di Afrodite, per i marmi pregiati, per le maestose e raffinate strutture pubbliche.

Le attività di archeologi e studiosi si stanno concentrando su progetti pluriennali di conservazione e su scavi in piccole aree. Quest’anno, i più importanti sono stati due: lo scavo della grande strada colonnata che congiunge il Tetrapylon d’ingresso in città al teatro, il restauro dell’editto di Diocleziano del 301 scolpito sulla facciata della basilica ormai demolita. La via del Tetrapylon, la più importante arteria anche commerciale della metà orientale della città, era stata scavata parzialmente già negli anni ’80.

Il progetto in corso, più organico, ha una duplice funzione. In primo luogo, gli archeologi hanno sostanzialmente completato lo scavo e puntano ad aprirla ai visitatori già il prossimo anno: così da permettere di raggiungere direttamente tutte le strutture già accessibili, dal tempio di Augusto (Sebasteion) all’area dell’agorà e delle terme. L’affluenza sta aumentando (150mila nel 2018, probabilmente il doppio quest’anno) e c’è necessità di redistribuire i flussi.

In secondo luogo, vengono esaminati tutti gli strati archeologici della struttura per testimoniarne le diverse fasi: la costruzione nel IV secolo d.C. su strutture risalenti al IV secolo a.C., il crollo nel VI secolo, il riutilizzo in epoca bizantina, i successivi periodi turchi (con la conquista prima selgiuchida, poi ottomana). Uno spaccato della storia di Afrodisia, proprio nel suo centro. L’editto di Diocleziano, invece, fissava i prezzi per tutto l’impero di circa 1.400 beni e servizi: dalla tariffa dei viaggi da Roma ad Alessandria alle pelli di coniglio, rigorosamente in greco. Ne esistevano altre versioni, anche in latino: ma quella della cittadina dedicata ad Afrodite è la più estesa, la più ricca di voci.

Dallo scorso anno, gli esperti della missione internazionale stanno studiando, restaurando e ricomponendo gli infiniti frammenti ritrovati, alcuni di dimensioni minuscole. Un gigantesco puzzle, insomma. Il progetto prevede il restauro della facciata, la ricostruzione dell’editto (ovviamente parziale) al suo interno, con versioni in latino, inglese e turco per renderlo comprensibile a tutti.

Giuseppe Mancini, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019



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