Superbia e narcisismo, peccati antichi

Trenta opere recenti di Agostino Arrivabene esplorano al Museo Civico di Crema il concetto di hybris dei Greci calato nell’attualità

Agostino Arrivabene, «Le due morti», 2020
Ada Masoero |  | Crema

Dal 5 marzo al 3 aprile il Museo Civico di Crema e del Cremasco presenta «Superbia. Nelle profondità dell’hybris», personale di Agostino Arrivabene (Rivolta d’Adda, 1967) in cui sono riunite trenta opere recenti tra dipinti, disegni, studi preparatori e vanitas, selezionati da Silvia Scaravaggi, di quest’artista talentuoso, innamorato degli antichi maestri.

Intorno al trittico «Le due morti», 2020-22, e alla tavola «Purgatorio, Canto XI (I Superbi)», parte del ciclo dedicato a Dante, mai esposta prima e accompagnata dai disegni preparatori, sfilano gli altri dipinti, tutti scaturiti dalle riflessioni sulla triade superbia-usura-vanità, con un accento speciale posto sulla prima, la hybris dei Greci antichi, che attraversa la storia dell’umanità, ed è accostata da Arrivabene alla vanità e al narcisismo, peccati capitali del nostro tempo.

Insieme, è esposta per la prima volta la pala lignea «La custode dei destini», 1987, abitata da Atena, Odisseo e Orfeo, figure che, con Thanatos e Hypnos, ritornano in «I figli di Nyx», 1993. Ovunque, nelle sue opere, la riflessione sulla morte e sul dialogo umano-divino e l’omaggio agli antichi maestri, assunti a guida nei temi e nella tecnica sapiente.

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