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Sotto la sua talpa trema tutta Roma

La Soprintendenza speciale di Roma è ora affidata a Daniela Porro

Daniela Porro sostituisce Francesco Prosperetti alla guida della Soprintendenza speciale di Roma

Roma. In seguito al pensionamento di Francesco Prosperetti, la scelta del ministro Franceschini per un nuovo soprintendente di Roma ha premiato Daniela Porro, storica dell’arte, già direttrice del Museo nazionale romano e, precedentemente, soprintendente per il Patrimonio storico artistico e per il Polo museale della capitale. La Soprintendenza speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio tutela tutto il territorio di Roma, gestendo, oltre ad alcune chiese, i suoi siti archeologici eccettuata l’area centrale con Foro Romano, Colosseo, Palatino e Domus aurea. Terme di Caracalla, Piramide Cestia e decine di aree di grande valore distribuite nel territorio urbano, costituiscono il tessuto denso e complesso di una Soprintendenza tra le più problematiche d’Italia.

Che cosa significa, per lei, rispondere di una tale rete di splendori?

Un impegno di studio, ricerca, monitoraggio, organizzazione continuo. E anche creatività. Come storica dell’arte, peraltro, sono ammaliata da una città che dai tempi dell’antichità ad oggi non ha mai smesso di consegnarci opere meravigliose.

Quali sono le maggiori criticità nel sistema di siti e monumenti gestiti dalla Soprintendenza speciale?

Dopo la riforma Franceschini del 2014-16 la Soprintendenza gestisce direttamente le Terme di Caracalla, con un costante aumento di pubblico che nel 2019 si attesta sopra il 20%, e una serie di siti di grande importanza e bellezza come la Basilica sotterranea di Porta Maggiore, la Villa di Livia a Prima Porta, l’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, la Piramide Cestia, regolarmente aperti anche se non tutti i giorni. Più che di criticità si tratta di un’enorme ricchezza, che vorremmo promuovere con dei percorsi che attraversino la città in modo nuovo. Molte problematiche, però, derivano dai costi di manutenzione, allora stiamo incentivando la realizzazione sui monumenti delle cosiddette «linee vita». Vale a dire quei sistemi di ancoraggi che permettono di agire in sicurezza per i restauri e gli interventi sulle facciate e sui tetti senza bisogno di montare i ponteggi, molto dispendiosi e invasivi.

Prossime iniziative in cantiere?

Con il Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno stiamo realizzando numerosi interventi come nelle chiese di Santa Maria sopra Minerva e Santa Maria Maddalena. Coinvolgiamo anche i privati, per esempio Lavinia Biagiotti per il restauro delle grandi tele nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, l’Università Cusano per il monumento a Niccolò Cusano di Andrea Bregno nella Basilica di San Pietro in Vincoli, e inoltre la Fondazione Evergete per il restauro della navata sinistra della Basilica Sotterranea di Porta Maggiore. Invece l’importantissimo cantiere di Sant’Agostino è unicamente della Soprintendenza.

Come vengono redistribuiti i ricavi da biglietterie e servizi?

Oltre agli incassi dei suoi siti, la Soprintendenza percepisce il 30% dei ricavi della bigliettazione del Colosseo. È grazie a questi fondi, che il ministro Franceschini all’epoca della riforma ha voluto dare al nostro istituto, che riusciamo a tenere in piedi la rete dei siti archeologici e a realizzare ogni anno interventi di restauro per la città sui beni architettonici e storico artistici.

La nuova linea metropolitana Metro C attraversa chilometri saturi di storia e arte. I lavori preventivi di salvaguardia attuati anche dalla Soprintendenza speciale possono lasciare veramente tranquilli?

La Soprintendenza anni fa ha chiesto una serie di perizie e pareri sul possibile impatto del passaggio delle talpe scavatrici sotto i monumenti antichi. Su indicazione e progettazione di ingegneri strutturisti e di una commissione con docenti di varie università sono stati messi in opera da Metro C, il consorzio che sta costruendo la metropolitana, puntellamenti e presidi di sicurezza per le Mura Aureliane, alcuni edifici di Colle Oppio, il Colosseo e vari monumenti del Foro Romano. Le talpe hanno già superato il Colle Celio e il Colosseo senza creare problemi, e alcuni presidi di sicurezza sono in via di rimozione. Le vibrazioni causate dal passaggio delle talpe sono state molto inferiori a quanto ipotizzato, ma per ragioni di sicurezza erano state usate grandi cautele. Lo dimostrano le torri MultiProp, poste vicine ai monumenti, che sarebbero entrate in azione solo in caso di oscillazioni, ma non è mai stato necessario attivarle. I lavori della metropolitana sono stati anche utili alla tutela e alla conservazione: in vista del passaggio delle talpe sono stati redatti testimoniali dello stato di conservazione dei monumenti, una mappatura fotografica con l’individuazione e la segnalazione di tutte le criticità, che sono strumenti di tutela fondamentali.

La sua esperienza la rende oggi esperta nei vari aspetti delle politiche di gestione del patrimonio culturale: che cosa si può migliorare?

Naturalmente tutto si può migliorare, ma vorrei ricordare come questo Paese (quindi anche Roma) sia tra quelli che meglio conserva il suo patrimonio. Dal punto di vista delle capacità e conoscenze tecnico scientifiche non abbiamo nulla da imparare, mentre più debole è la struttura organizzativa preposta a tutte le attività amministrativo contabili. E spesso è questa criticità che rallenta i tempi, determina contenziosi e altre problematiche. Bisogna ampliare le risorse umane destinate a questo delicato settore e prevedere formazione e aggiornamento continui.

Riesce ancora a conciliare studio e impegni legati alla sua carica?

Per quanto possa sembrare paradossale, una corretta gestione del patrimonio culturale avviene solo grazie alla conoscenza profonda dei luoghi, delle opere, delle cose e anche delle norme che regolano la tutela dei beni culturali. Fare il soprintendente non significa essere un superfunzionario. È un altro mestiere. Il compito principale è quello di gestire le risorse umane, strumentali e finanziarie per raggiungere gli obiettivi e i compiti assegnati. Nel rispetto della legge e coordinando il lavoro di tutta la struttura, sapendo dialogare con le altre istituzioni dello Stato e con il territorio nelle sue varie componenti, pubbliche e private.

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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