Sono i ricchi privati a spingere il boom museale di Beirut

Gareth Harris |  | Beirut

Un gran numero di musei, in gran parte finanziati da fondi privati, sta nascendo in quello che a molti potrebbe sembrare un improbabile polo culturale: la capitale del Libano, principale piazza finanziaria del Vicino Oriente. Molti associano la città con la drammatica guerra civile degli anni ’70-80, nella quale furono coinvolti anche Siria e Israele. La sicurezza nazionale resta un problema perché il Libano confina con la Siria dove continua a infuriare il conflitto armato, e il sistema politico del Paese, che è stato senza presidente per più di un anno, rende la vita nella capitale una vera sfida. Durante l’estate, ad esempio, cumuli di rifiuti si sono accumulati per le strade dopo che la principale discarica ha chiuso a luglio, dando origine a violente dimostrazioni.

La difficile situazione non ha scoraggiato Tony Salamé, un magnate del commercio al dettaglio libanese, che ha investito in una fondazione
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