Sessanta mila euro per Rubens

Ha il patrocinio del Rubenianum di Anversa il restauro della grande tela del pittore fiammingo per la Chiesa del Gesù a Genova

Chiesa del Gesù, alta maggiore con la pala «Circoncisione» (1605) di Rubens (particolare). © Luigino Visconti
Anna Orlando |

Possiamo osare un po’, come ha fatto Rubens con il suo pennello ardito, nel dire che la sua «Circoncisione» del 1605 per l’altare maggiore della Chiesa del Gesù a Genova segna l’avvio del Barocco Europeo in pittura. Possiamo discutere sul primato, ma non vi è dubbio che si tratti di un capolavoro, e che in tutta Genova e in Liguria non vi sia dipinto più iconico nel rappresentare la potenza della Repubblica nel suo periodo d’oro, il cosiddetto “secolo dei genovesi”. Lo ha ben compreso la Regione Liguria che ha stanziato un totale di 60mila euro, in due tranche dal dicembre 2022 a oggi, per intraprenderne il restauro.

A questo progetto si affianca ora la Fondazione Pallavicino ETS sostenendo una pubblicazione che affiancherà il restauro e darò conto dei risulti. È una sponsorizzazione perfettamente in linea con la mission della fondazione, come ha rilevato la vice presidente Daniela Anselmi, visto che il presidente, il principe Domenico Pallavicino, è discende diretto dei committenti della pala, oltre che di quella del transetto sinistro con «I miracoli del beato Ignazio di Loyola», sempre di Rubens, e dell’intera chiesa per la quale la famiglia sborsò 400mila scudi.

Il volume fornirà i contenuti solo in parte confluiti nel catalogo della mostra «Rubens a Genova» chiusasi nel gennaio 2023, e con il restauro costituirà una prova tangibile che le mostre non devono essere «eventi», che aprono e chiudono, ma appuntamenti che accrescono conoscenza, oltre a fornire intrattenimento e svago all’insegna della cultura.  Il messaggio è stato colto e condiviso a livello istituzionale e il segnale è importante, di grande soddisfazione e anche di buon auspicio per una good practice che ci auguriamo diventi sistematica.

Proprio nel segno della continuità con la mostra, prodotta dal Comune con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura ed Electa, il volume (in italiano e in inglese) è stato affidato alla stessa curatela, nella quale mi ha affiancato Nils Büttner, massimo esperto di Rubens e Presidente del Rubenianum di Anversa, e alla stessa casa editrice del catalogo, giudicato il migliore per le mostre d’arte antica del 2022 da Artribune.

La qualità e l’internazionalità, che sono alla base del capolavoro in cui Rubens inscena una pièce teatrale per celebrare il giorno in cui a Gesù viene dato il nome, che la liturgia cattolica celebra il 1° gennaio e che è fondamentale per i Gesuiti, sarà posta al centro anche del restauro per il quale la Regione, cui spetta il coordinamento, ha previsto un comitato scientifico e tecnico che include ovviamente anche la Soprintendenza, oltre a un rappresentante del Segretariato Regionale del Ministero della Cultura. Il tutto ha già il patrocino del Rubenianum.

Le dimensioni del dipinto, 492 x 277 cm, rendono particolarmente delicata anche la mera discesa da quell’altare in cui lo stesso Rubens personalmente era giunto a collocarla allo scadere del 1605, giusto in tempo per il Capodanno. È probabile che qualche aggiustamento del formato, sebbene minimo, si sia reso necessario nella posa in opera; e sarà importante poter esaminare anche questo aspetto; come pure utilissimo condurre tutte le analisi diagnostiche possibili per fornire dati da mettere a sistema con quanto già noto sulla tecnica di Rubens nel suo fruttuoso periodo italiano, tra il 1600 e il 1608. Visto che aveva come base la corte di Mantova, ma lavorò anche molto a Roma e diverse settimane certamente a Genova, sarebbe interessante capire in che misura si appoggiava alle botteghe locali, dovendone gioco forza adottare alcuni elementi, che possono andare dalla scelta della tela, alla sua preparazione, all’uso di particolari pigmenti.

È noto il bozzetto dell’Accademia di Vienna, in mostra a Genova lo scorso anno quando si era scelto di non spostare assolutamente la pala dall’altare che si trova, a pochi passi da Palazzo Ducale. È su tela, a differenza della quasi totali degli sketch di Rubens che sono su tavola. Analizzando anche un eventuale underdrawing nella pala si potrà avere forse qualche elemento per capire se la teletta viennese ebbe davvero una funzione preparatoria. Sono imminenti la scelta del laboratorio, che se fosse su piazza aumenterebbe quell’obiettivo di ricaduta sul territorio che guida il progetto, e l’avvio delle indagini e dei lavori. Si potrà così quantificare anche la durata dell’intervento che sarebbe bello poter concludere per il prossimo Capodanno, in occasione del suo esatto quarto centenario. Essere ottimisti è lecito.

© Riproduzione riservata «Circoncisione» (1605) di Rubens. © Luigino Visconti
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