Serenissima superstar

Doppio appuntamento il 28 settembre da Pandolfini a Firenze con l’arte antica. Fra i lotti di punta le vedute del Canaletto e di Marieschi, un fondo oro e due dipinti dei Carracci.

Un particolare della «Veduta di Palazzo Ducale dal Bacino di San Marco» di Michele Marieschi © Pandolfini Casa d’Aste 2022
Carlotta de Volpi |

Nelle sale di Palazzo Ramirez-Montalvo, a Firenze, il 28 settembre la casa d’aste Pandolfini ospiterà le vendite «Arte a Venezia tra XVI e XIX secolo» e «Opere di eccezionale interesse storico artistico».

Il primo catalogo ripercorre la storia della Serenissima nei suoi secoli d’oro, ed è costituito da un’accurata selezione di dipinti di artisti veneziani o gravitanti intorno alla città lagunare, oltre a comprendere un assortimento di raffinate maioliche attribuite alla bottega di Mastro Domenico.

Fra i vedutisti veneti del Settecento non poteva mancare Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, presente con una «Veduta del Bacino di San Marco dalla Riva degli Schiavoni» in cui sono visibili l’ingresso del Canal Grande, traversato da numerose gondole, e i maggiori edifici che si delineano sul bacino di San Marco (stima 800mila-1,2 milioni di euro).

La grandiosità del capoluogo veneto trionfa anche nella tela di Michele Marieschi «Veduta di Palazzo Ducale dal Bacino di San Marco», una delle visuali più richieste fra quelle da lui realizzate, comparsa sul mercato nel 1992 e riemersa dopo trent’anni da una collezione privata (70-100mila).

Troviamo poi Giandomenico Tiepolo con un dipinto del 1765 in cui è raffigurato un gruppo di ben trentadue Pulcinella, gobbi e panciuti con i loro caratteristici cappelli conici, tra l’ombra di un monte alle loro spalle e un muretto di campagna (400-600mila). E ancora, Sebastiano Ricci con «Adorazione dei pastori» risalente al secondo decennio del Settecento; un olio su tela di grande impatto visivo in cui il pittore ha reinterpretato in chiave contemporanea la lezione dei maestri del Cinquecento veneto (80-120mila).

Fra i lotti del secondo catalogo, format che dal 2014 propone opere di qualità museale dichiarate d’interesse particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, si distingue una «Cattura di Cristo». La tavola cuspidata fu dipinta in oro e tempera dallo Pseudo Jacopo Avanzi, tardo seguace di Giotto attivo in area padana nella seconda metà del XIV secolo (150-250mila).

Colpisce poi «Adorazione dei Magi» del bolognese Andrea Donducci (1575-1655), detto il Mastelletta, un’opera costosa per l’epoca, in quanto di dimensioni imponenti e affollata da una moltitudine di personaggi, ma che conserva tuttora il mistero sulla sua committenza (180-220mila).

Vengono offerti in un unico lotto «Morte di Didone» e «Alessandro e Taide incendiano Persepoli», rispettivamente dipinti da Annibale e Ludovico Carracci. Si tratta di una coppia di affreschi riportati su tela, originariamente parte dell’apparato decorativo di Palazzo Zambeccari a Bologna (120-180mila).

Da menzionare anche «La consegna dei doni al sultano» e «La preghiera nella moschea» due tele che, sebbene non documentate in maniera specifica, appartengono ai quarantatré quadri rappresentanti costumi turchi commissionati ad Antonio Guardi dal Maresciallo Schulenburgh tra il 1742 e il 1743 (100-150mila). Viene presentato inoltre un «Mondo Nuovo» di manifattura umbra settecentesca: si tratta di un raro esemplare di camera prospettica-cinetica per la lettura di stampe o disegni attraverso tre lenti, che permetteva all’osservatore di proiettarsi in una visione dinamica di alcune importanti vie, piazze e città italiane ed europee (20-30mila).

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