Sciascia con Scianna siciliani a Parigi

Un viaggio tra librerie antiquarie e i monumenti di Diderot e Voltaire in 4 scritti e 9 fotografie

Stefano Salis |

Milano, 1964, una delle librerie storiche per la cultura italiana, la MilanoLibri. Presentazione di un libro di Leonardo Sciascia. L’autore è restio a parlare, la voce quasi un sussurro. A un certo punto, però, si rinforza notevolmente. La cronaca è di Giulio Nascimbeni. «Fu quando osservai che anche quel nuovo libro (che era Morte dell’inquisitore, Ndr), anche la storia di quel frate che uccide a colpi di manette sulla testa l’inquisitore, erano pur sempre e indissolubilmente legati alla Sicilia, che Sciascia alzò il tono della voce: “Ancora la Sicilia? Sì, ancora la Sicilia e sarà sempre la Sicilia. Voi del Nord forse non capite”».

La Sicilia. Sta tutta qui la chiave della traiettoria esistenziale e dunque letteraria di Sciascia (1921-89), di cui si festeggiano i cento anni dalla nascita; e deve suonare, questo eterno ritorno ai luoghi amati e sofferti (insieme alla patria «alternativa», ma non meno essenziale e autentica, della letteratura, dei libri, degli autori, come contrappeso morale e divagatorio) come un basso continuo che sorregge la lettura dei suoi testi: a costo, ogni tanto, di dover alzare la voce per ricordarlo.

Ecco perché oltre al titolo più che pertinente di Parigi, il libro che raccoglie una manciata di scritti d’occasione di Sciascia, pubblicato dall’editore Henry Beyle, va affiancato e meditato quello della nota del curatore, il massimo ordinatore del mondo sciasciano, Paolo Squillacioti: Un siciliano a Parigi.

Sono due ambiti nei quali (ri)specchiarsi e illuminare, con un ritmo di lettura che contrappunta sapientemente fascinazioni del più deprecabile provincialismo (tuttavia qui mai deriso da Sciascia) a riflessioni che attingono allo specifico letterario, quant’altre mai. In realtà, il gioco è ancora più sottile: perché il volume (edito in tiratura limitata, come tutti quelli della casa editrice: pp. 80, € 30) è arricchito da nove fotografie di Ferdinando Scianna (e in una ulteriore edizione speciale di 50 esemplari, costo di 475 € ciascuno, oltre al pregevole manufatto cartaceo, potrete avere una fotografia originale di Scianna stampata su carta cotone e firmata dall’autore). Ora: la presenza di Scianna e delle sue foto non solo non è un orpello, ma risulta una potente macchina rivelatrice delle due traiettorie (esistenziale e letteraria) di cui si diceva prima.

Scianna fu amico fraterno dello scrittore. Uno scambio continuo di opinioni, impressioni, lezioni: entrambi siciliani, in molti casi si saranno capiti anche solo, e forse soprattutto, a sguardi. Le immagini di Sciascia fungono, qui, come da «incarnazione» del suo pensiero letterario. Sciascia, sempre inappuntabile, lo sguardo serio (ma con la soddisfazione di essere a Parigi), le mani, quando inquadrate, sempre chiuse in un pugno: gli scatti lo colgono in quel ristretto spazio parigino che per lui era il «sunto» e la quintessenza della capitale francese.

E se in alcuni ricordi e resoconti parigini Sciascia aveva molto insistito sulle scorribande erotiche e peccaminose (più che altro a parole) che portavano i provinciali italiani nei luoghi di perdizione, il mito erotico di una Parigi che forse non è mai esistita diviene presto fastidio e pretesto letterario. Fastidio, bonariamente (ma alquanto spietatamente), registrato.

Pretesto letterario, inevitabile e pienamente nello spirito siciliano: ecco il racconto di una delle bravate parigine (altrui, ovviamente). «Quando, finita la colazione, le signore si allontanano, gli uomini restano intorno all’avvocato. “Quando quella si è tolta la foglia di fico...”, dice un medico catanese. Penso a quello che con gli anni diventerà questa foglia di fico, sento la frase moltiplicarsi in un giuoco di echi, correre per la via Etnea, girare dentro il caffè Caviezel come dentro una conchiglia, nei circoli, negli uffici».

Ci siamo. Se il meccanismo della diceria brancatiana e machista serve più che altro a produrre delle mini epiche da bar a uso degli amici (tanto nessuno potrà verificare) al ritorno a casa, per Sciascia il fuoco si sposta, si deve spostare, sulle fascinazioni letterarie, sugli echi che una strada (una casa, un monumento, una chiesa..) non può non fargli sentire. Sulla memoria di una patria che è solo ideale e accompagna e si contrappone (raramente si accorda) con quella reale.

Non per nulla, nel primo viaggio, scende dall’autobus perché ha visto nella vetrina di un libraio antiquario una carta geografica della Sicilia piena di colori (deve andare a comprarla: ed ecco cosa sarà, ancora e sempre: la Sicilia vista a Parigi e viceversa, un eterno gioco di specchi); non per nulla non può fare a meno di associare Besançon a Enna, ma siamo invece nella città natale di Victor Hugo e il modo supremo per omaggiarlo è entrare in una libreria e comprare un suo dimenticato titolo. E non può che concludere così il primo viaggio di avvicinamento a Parigi, quando fa tappa a Langres, paese di nascita dell’amato Diderot.

Nella foto di Scianna sotto al monumento di Diderot in boulevard Saint Germain, Sciascia è già più disincantato: poche centinaia di metri più in là (in una foto non inclusa nel portfolio di questo eccellente libro) si sarebbe fatto fotografare, da Scianna, accanto a un altro monumento: quello a Voltaire (presente, però, tra le foto del libro con una locandina della vetrina di una libreria). Il faro cui guardare e scrivere, a futura memoria, uno dei libri più significativi della sua carriera, Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia.

Il finale è esemplare. Profetico. «Davanti alla statua di Voltaire don Antonio si fermò, si afferrò al palo della segnaletica, chinò la testa. Pareva si fosse messo a pregare. “Questo è il nostro padre” gridò poi “questo è il nostro vero padre”. Dolcemente ma con forza Candido lo staccò da palo, lo sorresse, lo trascinò. “Non ricominciamo coi padri” disse. Si sentiva figlio della fortuna; e felice”. E in nome di una felicità (almeno letteraria) Parigi val bene una genealogia fantastica, una citazione. E una chimera, un sogno, una memoria. Forse, un’identità. Nonostante, ancora e sempre, la Sicilia.

«Parigi, di Leonardo Sciascia», a cura di Paolo Squillacioti, con 9 fotografie di Ferdinando Scianna, 80 pp., Henry Beyle, Milano 2020, € 30 (€ 475 per l’edizione in 50 copie numerate con fotografia firmata da Scianna)

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