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Sandra Pinto allieva eretica di Argan

È morta la storica dell'arte, soprintendente e funzionaria tra le più preparate e tenaci custodi del patrimonio artistico italiano

Sandra Pinto

La scomparsa di Sandra Pinto è una perdita irrimediabile per la storia dell’arte e per la tutela. Ispettrice in Soprintendenza incaricata della Galleria di arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze dal 1970 al 1979, la Pinto fu poi chiamata a Torino, dove fece tesoro della sua cultura di Museologa, coniugandola con la tutela territoriale, prima come funzionario e poi come soprintendente fino al 1994. Trasferitasi a Roma, fu a capo della Soprintendenza speciale per l’Arte contemporanea e si dedicò al riallestimento della Galleria Nazionale d’Arte moderna (Gram) tra il 1997 e il 1999.

«Allieva eretica di Giulio Carlo Argan», come amava definirsi, la Pinto ha sempre affiancato ai suoi studi sulla promozione delle arti negli Stati di antico regime e di Restaurazione sino alla fine del XIX secolo, avviati a Firenze con i lavori memorabili sulle collezioni di Palazzo Pitti, una infaticabile attività di custodia del patrimonio che ha rivoluzionato il metodo di studio sulle raccolte storiche analizzate tanto nel contesto della produzione che nella loro stratificazione collezionistica.

Il museo, inteso nella duplice accezione di istituzione da preservare e di strumento filologico per «ripercorrere nell’itinerario di visita le origini e lo sviluppo delle collezioni», è un terreno di sperimentazione dove Sandra Pinto ha segnato un’epoca, dalla riconfigurazione delle raccolte palatine a Firenze, all’allestimento della Galleria Sabauda di Torino, fino all’epico lavoro di trasformazione della Gnam.

Alla sua visione illuminata e alla sua intelligenza libera si devono i pionieristici studi che hanno segnato il superamento della censura della critica novecentesca sull’Ottocento italiano: una delle sue maggiori eredità per gli studi e per la cultura. Una forza dell'intelletto cui corrispondeva uno spirito combattivo, un'irriducibile tenacia e la volontà di scoprire, di conoscere, di capire che le guadagnò l’anagramma «andarspinto», che lei esibiva fieramente.

Maria Beatrice Failla, Stefania Ventra, edizione online, 23 novembre 2020

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