Salvate oltre 5mila opere in dieci anni

Per il decimo anniversario l’Art Conservation Project ha finanziato 23 progetti di restauro in 13 Paesi, da Mumbai a Nairobi, passando per l'Apollo del Belvedere dei Musei Vaticani

Joean Honore Fragonard, «The Swing», 1767, Wallace Collection, London
Ada Masoero |  | New York

Da dieci anni Bank of America promuove l’Art Conservation Project (Acp), programma diretto da Rena De Sisto che supporta istituzioni culturali non profit del mondo intero nell’attività di conservazione di beni artistici o storici. Per l’edizione del decimo anniversario sono stati finanziati 23 progetti di restauro in 13 Paesi, dall’India (Chhatrapati Shivaji Maharaj Vastu Sangrahalaya-Csmvs, Mumbai) al Giappone (Kawasaki City Museum, Kawasaki City), dal Messico (Museo Nacional de Antropología, Mexico City) al Brasile (Museu Paulista, San Paolo), dal Kenya (National Museums of Kenya, Nairobi) alla Turchia (Sadberk Hanim Museum, Istanbul), a Israele (Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv).

Nel Vecchio Continente sono stati prescelti il Kunsthaus di Zurigo, lo Städel Museum di Francoforte, The Wallace Collection di Londra, il Van Gogh Museum di Amsterdam e i Musei Vaticani, che grazie ad Acp restaureranno l’«Apollo del Belvedere», la statua (copia romana del I-II secolo d.C., da un bronzo greco del 330-320 a.C. di Leochares) ritrovata alla fine del XV secolo ad Anzio, e di qui passata nelle collezioni del futuro papa Giulio II della Rovere quand’era ancora cardinale, e poi giunta con lui in Vaticano. Qui la vide Johann Joachim Winckelmann, che in essa riconobbe «il più alto ideale dell’arte tra le opere antiche giunte fino a noi».

Nove gli interventi negli Stati Uniti, dove figurano, tra gli altri, il Cantor Arts Center, Stanford University, di Palo Alto, California, che recupera 32 opere dell’Asian American Art Initiative, il Museum of Latin American Art (Molaa) di Long Beach, California, che interviene su quattro opere di artisti contemporanei latinoamericani, lo Schomburg Center for Research in Black Culture of The New York Public Library, New York, dove sono stati scelti otto lavori di modernisti afroamericani e libri dell’800, e le Fisk University Galleries di Nashville, in Tennessee, uno dei primi college e università per studenti di colore, che restaurano alcune opere destinate alla mostra itinerante «African Modernism in America, 1947-1967».

Non mancano però opere iconiche di artisti occidentali, ormai piuttosto invisi alla «cancel culture» dominante. Ecco infatti «Un dimanche après-midi à l’Île de la Grande-Jatte», 1884-1886, di Georges Seurat, dipinto fondativo del Pointillisme, dell’Art Institute di Chicago e, del MoMA di New York, «Le garçon au gilet rouge», 1888-90, di Paul Cézanne, e «Man-Eater with Pennants», un grande «mobile» di Alexander Calder. Con queste, sono oltre cinquemila le opere d’arte preservate da Bank of America in 36 Paesi del mondo.

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