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Stefano Luppi
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Luigi Crespi (1708-79), secondogenito del ben più noto Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnoletto (1665-1747), diviene una figura di spicco nel XVIII secolo all’interno dello Stato della Chiesa grazie al clima illuminista sostenuto a Bologna dal cardinale Prospero Lambertini (1731-54). L’ecclesiastico, soprattutto dopo la sua nomina a papa nel 1740 con il nome di Benedetto XIV, favorì Luigi Crespi nominandolo prima segretario generale della visita della città e della diocesi di Bologna, poi canonico della collegiata di Santa Maria Maggiore e, una volta salito al soglio pontificio, suo cappellano segreto.
Ma Crespi ha anche meriti artistici, come dimostra la rassegna «Luigi Crespi ritrattista nell’età di papa Lambertini» (catalogo Silvana Editoriale), a cura di Mark Gregory D’Apuzzo e Irene Graziani, visibile fino al 3 dicembre nel Museo Davia Bargellini. Luigi Crespi, noto come l’autore del terzo tomo della Felsina Pittrice del 1769 in prosecuzione dei due volumi pubblicati da Carlo Cesare Malvasia nel 1678, è stato anche un buon ritrattista, all’interno di una carriera artistica avviata nella bottega paterna fra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta del Settecento.
In mostra sono esposti «Ritratto di giovane dama con cagnolino» o i tre ritratti dei Principi Argonauti in origine nel collegio gesuitico di San Francesco Saverio, opere dall’evidente nitore psicologico. Il prestigioso ruolo, assunto a partire dagli anni Cinquanta, di scrittore e critico d’arte, fruttò a Crespi importanti riconoscimenti come l’aggregazione alle Accademie di Firenze (1770), di Parma (1774) e di Venezia (1776).
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