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Ritorno al MarTA

Vicende di un nucleo di vasi apuli e la loro restituzione da alcuni musei d’oltreoceano

La facciata del Museo Marta di Taranto

Taranto. «MitoMania. Storie ritrovate di dei ed eroi» al MarTA, al Museo Archeologico Nazionale di Taranto fino al 10 novembre, narra, come il titolo suggerisce, le alterne vicende di un nucleo di vasi apuli e la loro restituzione da alcuni musei d’oltreoceano (tra cui Metropolitan di New York, J. Paul Getty Museum di Malibu, Cleveland Museum of Art e Museum of Fine Arts di Boston) nei quali erano giunti a seguito di scavi clandestini, esportazioni illecite e immissione sul mercato.

Il gruppo di ceramiche a figure rosse databili dalla seconda metà del V secolo alla fine del IV secolo a.C., provenienti per la maggior parte da varie necropoli, ritorna a far parte del patrimonio nazionale grazie all’azione del Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri.

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni ricostruendo, ove possibile, l’originaria collocazione dei manufatti nel contesto funerario con un approfondimento sulle specifiche dinamiche che hanno consentito di individuare e di riportare in Italia questo nucleo.

La prima sezione s’intitola «Mito, rito e morte nell’immaginario dei pittori apuli» ed è dedicata all’originario contesto a cui le ceramiche erano destinate (corredi funerari), con una rispondenza nella scelta iconografica dei temi: offerte votive, rappresentazioni dell’Oltretomba e miti correlati.

La seconda sezione «Mito e teatro nella ceramica apula» si concentra invece sull’iconografia di miti che hanno stretta relazione con il teatro greco. Un esempio su tutti il mito di Andromeda (presente in tre vasi), narrato nella tragedia di Euripide. A esso si aggiunge il dinos raffigurante l’uccisione, per mano di Eracle, del re egizio Busiride, uso al sacrificio degli stranieri che transitavano nel suo regno.

L’ultima sezione è dedicata all’attività investigativa del corpo dei Carabinieri. La restituzione dei vasi apuli è avvenuta dopo anni di indagini internazionali. Avviate negli anni Novanta, esse hanno condotto all’individuazione di un vero e proprio punto di stoccaggio a Ginevra, con magazzini abitati da numerosi reperti di provenienza illecita destinati a essere immessi sul mercato.

Non va infine dimenticata l’intensa attività di diplomazia culturale svolta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali in sinergia con l’Avvocatura dello Stato e il Ministero degli Esteri che ha portato ad accordi specifici con i musei americani per la restituzione.

Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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