Rinasce FMR

La moglie Laura Casalis è l’anima di una mostra su Franco Maria Ricci e della ripresa della pubblicazione della storica rivista

Franco Maria Ricci e Jacqueline Kennedy nel 1967 alla presentazione del volume Oratio Dominica al Grolier Club di New York
Stefano Luppi |  | Fontanellato

Laura Casalis, moglie dell’editore parmense Franco Maria Ricci scomparso il 10 settembre 2020, dal patio di casa volge lo sguardo al celebre Labirinto della Masone, l’ultimo sogno realizzato da quello che molti considerano l’erede dello storico tipografo settecentesco Giambattista Bodoni. Grazie al suo impegno da dicembre riprende con cadenza trimestrale la pubblicazione della rivista «FMR» e in Palazzo Pigorini a Parma è stata inaugurata il 22 ottobre la mostra «Franco Maria Ricci: i segni dell’uomo» a cura di Giorgio Antei e Maddalena Casalis (fino al 30 gennaio ’22).

Organizzata dal Comune di Parma in collaborazione con la Fondazione Franco Maria Ricci e il sostegno del Ministero della Cultura, è l’occasione per la città capitale italiana della cultura di offrire un tributo a un figlio illustre. Partendo dalle prove grafiche degli anni Sessanta e Settanta, tra cui spiccano i loghi per Poste Italiane e Cariparma, il percorso espositivo illustra le campagne pubblicitarie per cucine e mobili per poi approdare all’avventura editoriale che affonda le radici partita nell’amore di Ricci per Bodoni.

In mostra sono esposte le copertine di celebri collane come «I segni dell’uomo», rilegate in seta con le impressioni in oro, «La biblioteca di Babele», con i ritratti degli scrittori disegnati da Tullio Pericoli, e «La biblioteca blu», dal caratteristico colore azzurro carta da zucchero e viene proiettato il documentario «Ephémère. La bellezza inevitabile», realizzato da Simone Marcelli, Barbara Ainis e Fabio Ferri. Abbiamo rivolto qualche domanda a Laura Casalis, l’anima di tutto questo.

Quando ha conosciuto suo marito Franco Maria Ricci?

La prima volta fu casualmente in mezzo a molte persone, ma poi accadde un episodio curioso nel 1975, anno della apertura della sua libreria a Parigi. Io all’epoca andavo spesso in Francia per lavoro e tra gli aeroporti di Milano e Parigi nel giro di un mese ci incrociammo due volte, a quel punto… Diciamo che l’Alitalia fu galeotta.

Il vostro è stato anche uno storico sodalizio professionale. Come andò?

Prima di conoscerlo io mi occupavo, a Milano, di grafica in ambito tessile. Dopo averlo conosciuto mi trovai, per anni, a raggiungerlo in zona Brera nel suo ufficio dove attendevo ore perché lui aveva orari poco abitudinari mentre io cercavo di fare vita d’ufficio. Piano piano mi affidò delle pubblicazioni e lavoravamo tantissimo anche perché Franco non aveva orari, ma soprattutto era a dir poco un perfezionista. Ma questo è risaputo.

Quali sono state le tappe salienti?

Di avventure ne abbiamo avute molte, immaginando imprese folli, impossibili all’apparenza che poi si realizzavano. Una di esse è la rivista «FMR», fondata nel 1982, cui Franco tenne tantissimo, fino all’ultimo giorno della sua vita: del resto è stata definita la rivista più bella al mondo e tra America e Italia siamo arrivati ad avere 100mila abbonati. Ora la casa editrice torna a editarla sotto forma di trimestrale; il direttore è Edoardo Pipino.

Perché ha pensato di tornare a pubblicare «FMR»?

Quando Franco già non stava bene e faceva una vita riservata non smetteva di pensare alla sua rivista, abbandonata e chiusa da tempo. Era un chiodo fisso tanto che per molto tempo abbiamo cercato di recuperare il marchio che avevamo venduto anni prima per costruire il Labirinto della Masone. Alla fine sono riuscita a riavere il marchio FMR, ma Franco, ahimè, non c’era già più. Ora con la nuova «FMR» mi tocca fare il Ricci e sono felice: vediamo che cosa saremo capaci di fare, c’è molto da lavorare perché anche il mondo dell’editoria è profondamente cambiato.

Che cosa avete in programma per il primo numero di dicembre?

Abbiamo articoli di decine di pagine e diamo vita a una sorta di libro trimestrale con articoli tra gli altri di Vittorio Sgarbi e le immagini di Massimo Listri, oltre a rubriche dedicate alle aste e ai libri. Ci sarà un lungo servizio su un artista canadese piuttosto riservato, David Alexander “Alex" Colville (1920-2013), straordinario genio alla Hopper; illustriamo dei rari paraventi giapponesi sui quali sono disegnati stand portakimono in bambù. Inoltre abbiamo articoli su piccole sculture votive antiche mesoamericane che sono tutte ridanciane, su Gaudenzio Ferrari a Varallo in Piemonte e su uno strano palazzo novecentesco realizzato vicino Barcellona da Xavier Corberó.

E per quanto riguarda la mostra in Palazzo Pigorini?

Mi ci sono dedicata molto insieme ai curatori e agli organizzatori, con il Comune che ci ha dato carta bianca. L’allestimento del luogo è stato complesso e abbiamo immaginato qualcosa di «pop» mettendo sulla facciate delle gigantografie della collana «I Segni dell’Uomo» e nell’atrio delle sculture in resina colorata. All’interno varie stanze illustrano la vita di Franco Maria Ricci, con spazi dedicati alla rivista e naturalmente al Labirinto.

Come vede il futuro della Masone?

Lo vedo roseo: dopo mesi di chiusura causa Covid-19, ora è sempre molto frequentato. Piace e ci sono tante iniziative curate da una équipe giovane e dinamica. Presto faremo anche un festival musicale e tanto altro, comprese le mostre (fino al 20 marzo ’22 è visitabile «Umberto Eco, Franco Maria Ricci. Labirinti, storia di un segno».

© Riproduzione riservata La copertina del volume «Parma», pubblicato nel 2020 Franco Maria Ricci insieme a Jorge Luis Borges, fine anni Settanta Veduta aerea del Labirinto della Masone di Fontanellato (Pr) Franco Maria Ricci nella sua abitazione di Milano, anni Novanta
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