Riapre il Barocco alla Venaria Reale

Un percorso verso la modernità dove pittura, scultura e architettura vengono equiparate su un unico livello d’importanza

«Leda e il cigno» (particolare) (1717) di Jean Thierry, Parigi, Musée du Louvre
Alessandra Ruffino |

«Sfida al Barocco 1680-1750. Roma Torino Parigi», mostra che rappresenta l’esito di un articolato progetto di studi promosso nel 2013 dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, apre alla Citroniera Juvarriana della Reggia di Venaria il 30 maggio, a partire dalle 10.30. Sarà accessibile al pubblico sino al 20 settembre con biglietto acquistabile solo su prenotazione online.

È curata da Michela di Macco e Giuseppe Dardanello, affiancati da un comitato scientifico internazionale. Progettata dalla Fondazione 1563 per l'Arte e la Cultura, grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude. Partner Intesa Sanpaolo. La mostra conta la partecipazione del Museo del Louvre, la collaborazione di grandi musei di Roma, Torino e Parigi e l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica

Le 200 opere selezionate, distribuite in 15 sezioni, sono introdotte da un’ouverture dedicata al tema dell’Allegoria delle arti, un soggetto attraverso il quale gli artisti traducono in linguaggi differenti una diffusa esigenza di rinnovamento, manifestando al contempo il raggiunto convincimento riguardo l’«æqua potestas» delle arti. Equiparate su un unico livello d’importanza (insieme alle consorelle musica e letteratura), pittura, scultura e architettura vengono finalmente svincolate da gerarchie di valore.

Una sezione sul Disegno, come pratica per perfezionarsi e confrontarsi coi modelli antichi, prelude poi agli approfondimenti sulle situazioni artistiche di Parigi, ove al primato della pittura di storia affermatosi nel periodo 1680-1720 fecero seguito opzioni più orientate verso il pittoresco e la pittura di natura; di Roma, incomparabile teatro di stili, ove l’antico e le più recenti tradizioni rinascimentali e primobarocche coesistono, e di Torino, città che trova la propria strada verso la modernità e una specifica identità soprattutto grazie alle architetture di Guarini e Juvarra.

Capace di illustrare la complessità di un periodo della storia delle arti non abbastanza valorizzato, il percorso espositivo pone in continuo contrappunto analisi cronologica, focus sulle diverse modalità di rinnovamento elaborate nelle tre città e approfondimenti tematici. Tra questi ultimi, di particolare interesse quelli dedicati all’ornato e al «fuoco dell’invenzione» che si espresse in pensieri e capricci.

© Riproduzione riservata «Amore e Psiche» (1694-95) di Benedetto Luti, Roma, Accademia di San Luca «Roma Moderna» (1757) di Giovanni Paolo Pannini, New York, Metropolitan Museum «Diana ed Endimione» (1740 ca) di Pierre Subleyras, Londra, National Gallery Tavolo console (1725 ca) di intagliatore romano, Milano, Castello Sforzesco «Eliodoro cacciato dal tempio» (1723) di Francesco Solimena, Torino, Musei Reali - Galleria Sabauda «Madonna col Bambino tra i santi Carlo Borromeo e Ignazio di Loyola» (particolare) (1672-79 ca) di Carlo Maratti, Roma, Chiesa di Santa Maria in Vallicella «Deposizione dalla Croce» (particolare) (1731 ca) di Claudio Francesco Beaumont, Torino, Chiesa di Santa Croce Orologio da parete (1760 ca) di Francesco Ladatte, Torino, Musei Reali - Palazzo Reale «Nudo femminile di schiena» (1735 ca) di Pierre Subleyras, Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica, Palazzo Barberini «Giuditta con la testa di Oloferne» (1750) di Ignazio Collino, Minneapolis Institute of Art «Betuel accoglie il servo di Abramo» (particolare) (1723-25)  di François Boucher, Strasburgo, Musée des Beaux-Arts
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