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Restauro

Restaurata la chiesa di Santa Maria del Priorato

È l’unica opera architettonica firmata da Giovanni Battista Piranesi

La Chiesa di Santa Maria del Priorato a Roma

Roma. È stato presentato il 27 marzo il restauro della chiesa di Santa Maria del Priorato, l’unica opera architettonica firmata da Giovanni Battista Piranesi, incisore di fama universale con le sue Vedute di Roma, le Antichità romane, le Carceri ecc., che fu anche architetto e storico dell’architettura. Chiamato nel 1764 dal cardinale Giovanni Battista Rezzonico, eletto l’anno prima Gran Priore dell’Ordine di Malta, in due anni ridisegnò la chiesa, i giardini della villa Magistrale e la piazza di accesso.

Le origini del complesso che sorge sull’Aventino risalgono al X secolo, quando Alberico II donò il terreno all’abate Oddone di Cluny, che vi fondò un potente monastero fortificato benedettino, con una delle più importanti abbazie di Roma. La proprietà passò poi ai Templari e, col loro scioglimento nel 1312, agli Ospedalieri, l’attuale Ordine di Malta, che nel 1566 vi stabilì il proprio Priorato. Restaurata nel Cinquecento la chiesa venne rivoluzionata dal Piranesi, che non ne alterò la volumetria, ma ritagliò diversamente gli spazi interni e la ridecorò da cima a fondo seguendo il suo gusto antiquario, con un intreccio di simboli spesso a maggior gloria dell’Ordine e dei Rezzonico: torri e aquile bicipiti, serpenti (l’Aventino era detto «mons serpentarius» e simbolo di fede), la croce ottagona di origine bizantina, trofei romani, sfingi egizie, palme e corone di alloro, teschi e torce rovesciate, ecc.

Il restauro iniziato a ottobre 2017 e appena concluso, finanziato dall’Ordine di Malta, con progetto e direzione lavori di Giorgio Ferreri ed esecuzione della Acanto Restauri, ha ripristinato l’aspetto settecentesco ridando luce a esterno e interno, con un certosino lavoro sia di riadesione ai supporti sia di integrazione delle parti mancanti delle decorazioni a stucco (maniacalmente dettagliate), e il recupero delle originali tenui cromie piranesiane all’interno, riproposte anche in facciata dove si erano perdute. La chiesa, oltre all’altare con l’apoteosi di san Basilio, conserva anche un bel sarcofago romano di III secolo, un altarolo del X e il monumento funebre dello stesso Piranesi.

Federico Castelli Gattinara, edizione online, 29 marzo 2019


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