Regina di aeroplastica

Alla Gamec di Bergamo le sperimentazioni di colei che per prima si è dedicata alla sola scultura nell'Italia dell'avanguardia

Regina, «Aerosensibilità», 1935. Foto DSL Studio
Ada Masoero |

Quando Filippo Tommaso Marinetti, nel 1909, lanciò l’avventura del Futurismo, Regina (Regina Cassolo Bracchi, 1894-1974) aveva solo 15 anni, ma negli anni successivi avrebbe fatto in tempo ad aderire al movimento, diventandone una figura di spicco. E scegliendo (prima fra tutte le artiste italiane d’avanguardia) la sola scultura, da lei praticata con modi del tutto sperimentali.

Negli anni futuristi, Regina creava le sue sculture modellando fogli d’alluminio e dando vita a lavori inconfondibili in cui il dettato del Futurismo meccanico e dell’«aeropittura» (nel 1934 firmò il «Manifesto dell’aeroplastica futurista») s’intrecciava con suggestioni tratte dalla scultura di Archipenko. Finita quella stagione, grazie a Bruno Munari aderì nel 1951 al Mac-Movimento arte concreta, e anche in seguito non smise mai di muoversi su percorsi sperimentali, fino a sfiorare lo spazialismo.

Non era così ovvio, essendo lei nata in provincia, a Mede Lomellina, in una famiglia modesta e rimasta orfana da giovane ma, caparbia e indipendente, seppe sempre rinnovarsi, creando sculture, «mobiles», disegni, cartamodelli. Oltre 250 suoi lavori sono riuniti alla GAMeC nella mostra «Regina. Della scultura» (fino al 29 agosto, monografia GAMeC Books ed Éditions du Centre Pompidou), sua prima retrospettiva museale, curata da Chiara Gatti e Lorenzo Giusti, che è frutto dell’acquisizione di un nucleo di sue opere da parte della GAMeC e del Centre Pompidou di Parigi, museo che nella mostra «Elles font l’Abstraction» (fino al 6 settembre) le dedica un’attenzione speciale.

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