Quel vetro di Murano ci commosse

Una mostra al Museo Civico Medievale e una donazione a due musei per gli oltre 150 pezzi (117 vetri) della Raccolta Cappagli Serretti

Calice con stelo a forma di fiore di manifattura veneziana di fine XVII/inizi XVIII secolo. Bologna, Musei Civici d’Arte Antica, collezione Cappagli Serretti, inv. DCS 5
Stefano Luppi |  | Bologna

«La raccolta che con mio marito Bruno Cappagli, scomparso nel 2013, abbiamo messo insieme in quarant’anni è nata per caso nei primi anni ’60: passeggiando per Modena vedemmo da un antiquario un oggetto che ci incuriosì, un vasetto in vetro di Murano del XVI-XVII secolo. Ci apparve estremamente leggero e fragile, caratteristiche che, ammirando nei musei la vetreria di Murano, non avevamo mai percepito. Fu amore a prima vista», spiega la collezionista Liana Serretti di Bologna.

Il risultato di tutto ciò è stata la donazione ai Musei Civici di Arte Antica di Bologna della completa Raccolta Cappagli Serretti: oltre 150 pezzi (117 vetri) tra manufatti singoli, coppie e servizi dal XVII al XIX secolo, che dopo la mostra confluiranno nel Museo Civico Medievale e nel Museo Davia Bargellini di Bologna. A essa si aggiunge la donazione di una cinquantina di volumi specialistici che vanno a incrementare il patrimonio librario pubblico.

Organizzata dall’Istituzione Bologna Musei al Lapidario del Museo Civico Medievale, visitabile fino al 18 aprile, la mostra «Vetri dal Rinascimento all’Ottocento» è a cura di Mark Gregory D’Apuzzo, Massimo Medica e Mauro Stocco (catalogo Silvana Editoriale). Il percorso espositivo permette di visionare la raccolta nelle vetrine com’era collocata nell’abitazione privata bolognese, prima che sia ubicata nei percorsi permanenti.

Spiccano per unicità e qualità d’esecuzione il gruppo di opere del Seicento veneziano, noto per lo stile fantasioso, talvolta bizzarro, che sperimenta nuove tecniche e virtuosismi decorativi a discapito della funzione d’uso. Nata nel XVI secolo sulla scia del successo del vetro veneziano in tutta Europa, soprattutto nei Paesi Bassi, Germania, Inghilterra e Spagna, la vasta produzione lagunare prosegue per circa due secoli, come documentano in mostra le meno note realizzazioni settecentesche.

La produzione veneziana del XVIII secolo imita infatti quella boema, testimoniando la progressiva crisi economica dell’industria locale e l’affermazione di nuovi centri produttivi che stimolano un cambiamento di gusti e forme. Segue la sezione dedicata al mondo vetrario anglosassone e spagnolo del Settecento e la colorata produzione boema del periodo Biedermeier, con i vetri smaltati e incisi.

Accanto a questi raffinati oggetti che popolavano le tavole aristocratiche e borghesi, anche un gruppo di oggetti «popolari» di uso più corrente, come le spezierie e gli strumenti da laboratorio.

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