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Mostre

Ponti tra arte e architettura al MaXXI

L’universo inventivo del progettista milanese a 40 anni dalla morte

La Concattedrale di Taranto

Roma. MaXXI Architettura dedica a Gio Ponti una grande retrospettiva nel quarantennale della morte dell’architetto e designer milanese, nato nel 1891 e morto nel 1979. Curata da Maristella Casciaro e Fulvio Irace, con Margherita Guccione, direttrice del museo, Salvatore Licitra e Francesca Zanella, «Amare l’architettura», questo il titolo della mostra aperta dal 27 novembre al 13 aprile, articolerà in sezioni dedicate l’intero universo inventivo del fondatore e direttore delle riviste «Domus» (1928-79) e «Stile» (1941-48), nonché docente dal 1936 al 1961 alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Oggetti di design, modelli, plastici, grafici, fotografie, materiali archivistici, riviste, libri, provenienti dal Csac-Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma e dai Gio Ponti Archives, ricostruiscono così la complessità di un intellettuale che affrontò e risolse in modo originale le questioni fondamentali del secolo, a principiare dal rapporto tra tradizione e modernità.

Non ebbe timore, infatti, Gio Ponti di oscillare con libero estro dal classico al più rigoroso razionalismo. Ascrivibile al movimento razionalista sono, per esempio, l’edificio della Scuola di Matematica del 1932-35 per l’Università di Roma o il Grattacielo Pirelli a Milano (1956-61). Nel design di posate, mobili, tessuti, realizzati nel corso dell’intera carriera, permangono invece, per quanto prosciugati, ritmi e curve di quell’Art déco di cui fu in Italia a inizio carriera, negli anni ’20, uno dei maggiori interpreti, soprattutto nei lavori per l’industria ceramica Richard Ginori.

Per la Concattedrale di Taranto (1964-70), e ancor più per il Denver Art Museum (1970-71), riuscì a esprimere una fantasia di simboli e segni che si riallacciavano alla sua attività di scenografo, svolta soprattutto negli anni ’40 per spettacoli di teatro, musica e danza. L’intento di integrare la multidisciplinarità di Ponti nella figura unitaria di artista globale è svolta dalla sezione dedicata interamente alla casa di via Dezza a Milano, che Ponti progettò per se stesso con l’intento programmatico di abolire qualsiasi soluzione di continuità tra i mondi dell’arte e dell’architettura.

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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