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Picasso terra e fuoco a Faenza

La ricostruzione del percorso creativo quando la ceramica divenne centrale nella sua produzione

Pablo Picasso, «Uccello policromo», manifattura Madoura, Vallauris (Francia), 1947 ca. MIC Faenza, inv. n. 31184. Picasso Administration © Succession Picasso, by SIAE 2019

Faenza (Ra). Pablo Picasso (1881-1973) scoprì tardi la ceramica, solo nel 1946 in occasione della visita di una mostra a Vallauris, in Provenza. Da lì in poi, però, quel materiale divenne centrale nella sua produzione, soprattutto dopo avere conosciuto Suzanne e Georges Ramié, proprietari di una fabbrica di ceramica. Circostanze che portarono lo spagnolo a realizzare oltre 4mila pezzi in meno di trent’anni. A ricostruire questo percorso creativo dell’artista sono ora i curatori Harald Theil, Salvador Haro e Claudia Casali nella mostra «Picasso. La sfida della ceramica», aperta dal primo novembre al 12 aprile presso il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza (Mic).

Nella rassegna, introdotta dal film di Luciano Emmer «Picasso a Vallauris» (1954), sono ordinati 50 lavori provenienti dal Musée National Picasso di Parigi. In una sezione in particolare il Mic punta l’obiettivo sui pezzi donati a Faenza dallo stesso Picasso dopo scambi epistolari con il fondatore del Mic Gaetano Ballardini, nonché sulla donazione di Gio Ponti e dei coniugi Ramié.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019

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