Picasso sul tetto e una pistola fumante

Il nuovo corso della Pinacoteca Agnelli e della neodirettrice Sarah Cosulich parte con una collaborazione con la Fondation Beyeler, con la prima personale di Sylvie Fleury e l'apertura della Pista500

«Revolver» (2009) di Sylvie Fleury. Cortesia dell’Almine Rech Gallery, Bruxelles
Jenny Dogliani  |  | Torino

La tormentata relazione tra Picasso e Dora Maar, le pistole e le scarpe col tacco di Sylvie Fleury e una collettiva site specific per il giardino pensile sospeso più grande d’Europa. È iniziato il nuovo corso della Pinacoteca Agnelli, inaugurato dalla neodirettrice Sarah Cosulich Canarutto il 27 maggio. Al centro del museo resta la collezione permanente, cui è dedicato il ciclo «Beyond the Collection», una serie di focus in collaborazione con altre fondazioni internazionali attorno, di volta in volta, a una delle 25 opere del museo torinese.

Il primo appuntamento, fino al 25 settembre, è con Pablo Picasso, Dora Maar e la Fondation Beyeler. L’opera scelta è «Homme appuyé sur une table» del 1915-16, in dialogo con altri tre ritratti di Picasso, raffiguranti Dora Maar, in prestito dal museo di Basilea; accanto a essi una serie di foto scattate dalla artista surrealista, musa e amante di Picasso, per mettere in luce lo scambio artistico e intellettuale che ci fu tra loro.

Fino al 15 gennaio è anche visibile la prima personale italiana dell’artista ginevrina Sylvie Fleury (1961), i cui video e sculture, pistole/asciugacapelli, manette e scarpe con borchie e tacchi vertiginosi, sono un’ironica e tagliente reinterpretazione del Minimalismo e una denuncia degli stereotipi maschili e femminili non estranei all’edificio che ospita il museo: ex fabbrica automobilistica ora centro commerciale. Un’allusione, anche, all’aspetto feticista, di potere e di mercato legato al sistema arte contemporanea.

Infine sette artisti tra cui Valie Export, Shilpa Gupta e Cally Spooner per «il progetto artistico sulla Pista500, l’incredibile spazio sul tetto trasformato dallo studio Camerana&Partners in un giardino pensile, spiega Cosulich Canarutto. La sfida era aprire al pubblico una nuova strada sui tetti. Gli artisti sono stati affascinati dalla natura del paesaggio, dalla trasformazione industriale, dalla legacy dell’automobile e del suo mito e dall’architettura unica».

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