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Mostre

Fondation Beyeler

Picasso blu, rosa e di tutti i colori

Le opere dal 1901 al 1906 in una mostra giudicata irripetibile

«La Mort de Casagemas», 1901, di Pablo Picasso. Musée National Picasso, Parigi. © Succession Picasso / 2018, ProLitteris, Zurigo Foto: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) / Mathieu Rabeau

Riehen (Svizzera). Dopo le monumentali esposizioni su Picasso organizzate nel 2018 dal Musée d’Orsay di Parigi e dalla Tate Modern di Londra, il 2019 si apre con un altro tributo all’artista più celebre del Novecento. La Fondation Beyeler inaugura l’anno con le due mostre consecutive, «Picasso Panorama» (sino al 5 maggio) e «Il giovane Picasso. Periodi Blu e Rosa» (dal 3 febbraio al 26 maggio).

Durante 5 mesi, la fondazione svizzera si trasforma in un museo interamente dedicato all’opera di Pablo Picasso (1881-1973). La prima delle due mostre citate sottolinea la varietà della produzione dell’artista dal 1907 al 1972. I 40 lavori esposti (dipinti, sculture e opere su carta) mettono l’accento sul legame tra l’artista e la coppia di collezionisti Ernst  (anche celeberrimo gallerista) e Hildy Beyeler, che diedero vita alla Fondazione nel 1982: grazie alla loro passione oggi il museo possiede una delle più vaste collezioni di Picasso al mondo.

L’esposizione «Il giovane Picasso. Periodi Blu e Rosa» presenta circa 80 opere risalenti al periodo compreso tra il 1901 (quando Picasso era appena ventenne) e il 1906. In questi anni l’artista spagnolo si installa a Parigi, segnando il passaggio dal periodo Blu, animato dalla sofferenza e fragilità dei personaggi, al periodo dominato dal colore rosa, i cui protagonisti sono arlecchini e acrobati circensi che danno vita ad un universo più sereno.

Tra i lavori maggiori figurano «La vita» (1903) e «Famiglia di acrobati con scimmia» (1905). «Nessuna esposizione ha mai coperto il periodo di produzione di Picasso tra 1901 al 1906», sostiene il curatore Raphaël Bouvier, sottolineando come sia «improbabile che queste opere vengano riunite insieme una seconda volta».

A differenza dall’esposizione organizzata dal Musée d’Orsay a fine 2018, «Il giovane Picasso» non comprende disegni preparatori né materiale d’archivio. Tra le opere esposte figurano prestiti provenienti da collezioni pubbliche di Stati Uniti, Europa, Russia, Cina e Giappone; a questi si aggiungono opere di collezioni private, alcune delle quali sono presentate al pubblico per la prima volta dopo decenni. Sono inclusi anche lavori appartenenti alla fondazione, tra cui uno studio de «Les Demoiselles d’Avignon».
La struttura cronologica dell’esposizione permette di ripercorrere la progressiva frammentazione della figura umana, che darà origine a una delle maggiori rivoluzioni della storia dell’arte moderna. La mostra è realizzata in collaborazione con il Musée d’Orsay e il Musée Picasso di Parigi.

Bianca Bozzeda, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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