Perugino e Burri: cinquanta sfumature di nero

Tre nuovi appuntamenti per le celebrazioni del quinto centenario della morte del maestro umbro accostato al suo conterraneo novecentesco

«Rosso» (1953) di Alberto Burri. Cortesia della Fondazione Alberto Burri, Città di Castello «Madonna con il Bambino e due cherubini» (1495 ca) del Perugino (particolare). Foto Fondazione Perugia
Stefano Miliani |  | Perugia

Un accostamento che vuole rivelare affinità inaspettate affianca il Perugino, quando impiega un fondo scuro nei dipinti, ad Alberto Burri: dal 21 giugno al 7 gennaio 2024 (anziché il 2 ottobre 2023, come previsto inizialmente, Ndr) a Palazzo Baldeschi la Fondazione Perugia affianca i due artisti umbri nella mostra «Nero Perugino Burri» per le cure della storica dell’arte Vittoria Garibaldi e di Bruno Corà, critico votato al contemporaneo e presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello che collabora alla rassegna. Ha fornito il motivo di partenza la «Madonna con il Bambino e due cherubini» del Perugino (1495 ca) della Fondazione.

«Il fondo nero di questa tavoletta devozionale è un argomento poco studiato, dice Vittoria Garibaldi. È un Perugino andato più volte a Venezia dove circolavano i fiamminghi ed è influenzato dalla pittura veneta. Abbiamo prestiti dal Louvre, dai Musei Vaticani, dalla Galleria nazionale dell’Umbria, dagli Uffizi». Osservando quel fondo nero «con la direttrice di Fondazione Perugia Cristina de Angelis pensavamo a un prestito di Burri, una mia passione e che ho conosciuto. Corà si è entusiasmato e ha proposto un confronto approfondito, mai fatto prima, fra Perugino e l’artista dei “Cretti” e dei “Cellotex”». L’esito? «Impressionante. A 500 anni di distanza i due artisti svelano la stessa sensibilità per il colore, per la linea, l’armonia delle forme, colloquiano tra loro. Abbiamo impostato una mostra di suggestioni affiancando a coppie otto Perugino e otto Burri più altre due opere del maestro di Città di Castello». Catalogo Fabbri.

Ricompone invece parte di un’opera smembrata in epoca napoleonica la mostra «Il Perugino di San Pietro» dal 24 giugno al 23 settembre nell’aula magna del Dipartimento di scienze agrarie della Fondazione istruzione agraria di Perugia nel Complesso di San Pietro: curata dalla professoressa dell’Università perugina Laura Teza, la rassegna assembla per la prima volta in epoca moderna la predella grande dell’«Ascensione di Cristo» che Pietro Vannucci eseguì dal 1496 al 1500 per il monastero.

Oltre a documenti la mostra raccoglie tre scomparti dal Musée des Beaux-Arts di Rouen dove si trova la tavola centrale (più pezzi del polittico sono in Francia), tre dai Musei Vaticani più quelli rimasti in San Pietro. «Un approfondito studio sui dati storico-critici e di restauro ha permesso una nuova sequenza e un nuovo assetto di questa predella che raggiungeva una lunghezza di più di 4,20 metri», appunta la storica dell’arte. Catalogo edito da Dario Cimorelli.

Sempre a Perugia dal 28 ottobre al 28 gennaio 2024 con la mostra «Rinascimento in bottega» nel Museo Civico di Palazzo della Penna i curatori Francesco Federico Mancini e Cristina Galassi compiranno una ricognizione sullo sguardo dell’800 sull’artista rinascimentale e la sua scuola. I tre appuntamenti si inquadrano nelle celebrazioni del quinto centenario della morte del pittore di Città della Pieve (1450 ca-1523) promosse dal Comitato nazionale.

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