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Paesaggio dopo la catastrofe

Le fiere erano già in retromarcia, ora però la maggior parte di esse è stata cancellata

Una veduta dell'edizione 2019 di Art Basel Hong Kong

Londra. «Troppe fiere», «Fairtigue»: queste espressioni sono rimbalzate in tutto il mondo dell’arte sino alla fine del 2019: da 55 nel 2000 le mostre-mercato di un certo rilievo erano salite a oltre 300. Poi è successa una cosa curiosa: allarmati dall’accelerazione del numero di eventi e dall’aumento dei costi, i galleristi hanno iniziato a ritirarsi. Il Global Art Market report per il 2019 pubblicato ora da ArtBasel e Ubs indica che l’incremento delle vendite concluse in fiera, stimate in 16,6 miliardi di dollari, nel 2018-19 non ha raggiunto l’1%. Le fiere hanno iniziato a essere cancellate o rinviate: 14 di esse, 12 delle quali ritenute importanti, non si sono svolte nel 2019.

Tra queste, Art Stage Singapore, Art SG, Volta New York, la New Art Dealers Alliance (Nada) di New York, l’edizione di Bruxelles di Independent e Art Berlin. Il rapporto ArtBasel Ubs ha concluso che la crescita aveva raggiunto il picco nel 2018 e stava entrando in un periodo di «stabilizzazione e consolidamento». In parole povere, molti mercanti hanno dichiarato di essere stati più selettivi nella scelta delle fiere cui partecipare. E poi il Covid-19 ha colpito.

Mentre scriviamo, oltre 20 fiere in tutto il mondo sono state cancellate o rinviate a Basilea, Hong Kong, Georgia, Dallas, Bruxelles, Milano, Colonia, Roma, New York e San Paolo, mentre il Tefaf di Maastricht ha chiuso i battenti dopo soli quattro giorni. La pandemia finirà, anche se pochi possono prevedere esattamente quando: accadrà nella tarda primavera, quando, ad esempio, dovrebbero svolgersi Pad, Art Paris e Art Brussels? E come sarà il paesaggio fieristico quando le cose torneranno alla normalità? Prevedo un panorama molto cambiato, poiché gli organizzatori potrebbero cogliere l’occasione per ripensare radicalmente le loro strategie.

Prendiamo Frieze New York, che ha sempre lottato per ottenere un profitto adeguato allo sforzo dopo le non fortunate prime edizioni. Ora che il suo nuovo proprietario Endeavour ha aperto con successo Frieze LA, la fiera potrebbe tranquillamente abbandonare l’edizione newyorkese? Che cosa succederà ad Art Dubai, con un mercato dell’arte comunque in declino in Medio Oriente? Che cosa farà il colosso svizzero Mch, di cui fa parte la stessa Art Basel? Prima dell’emergenza sanitaria stava già facendo alcuni passi indietro proprio nel settore arte.

Gli investitori scontenti imporranno altri cambiamenti? Che cosa accadrà alle edizioni inaugurali di start-up come Eye of the Collector di Londra (rimandata a settembre) o la nuova Singapore Art SG (spostata dallo scorso anno a fine ottobre)? Ci saranno ancora le 20 (sì, 20) fiere-satelliti a Miami Beach in dicembre?

La giostra potrebbe ripartire, ma è improbabile che si verifichino cali nelle vendite. Il numero di fiere probabilmente diminuirà, in particolare se, come temuto, alcuni galleristi non sopravviveranno a questi tempi difficili. Ma alla fine, una riduzione del numero di fiere non potrà che essere una buona cosa: i collezionisti potrebbero tornare all’entusiasmo di una volta, invece di lamentarsi incessantemente di «fairtigue».

Georgina Adam, da Il Giornale dell'Arte numero 407, aprile 2020



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