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Opulenze principesche: due Polonaise record

Nelle aste di tappeti, tra stime a volte esageratamente contenute e risultati milionari, conta solo la qualità

Il tappeto «Polonaise» del primo quarto del XVII secolo venduto da Christie’s a 4,3 milioni di euro. © 2019 Christie’s Images Ltd

Boston (Stati Uniti), Londra, Milano e Wiesbaden (Germania). La primavera del tappeto è stata salutata dal record stabilito da due principeschi «Polonaise» venduti da Christie’s Londra il 2 maggio nel corso della tradizionale vendita della settimana islamica londinese, top lot della giornata insieme a una straordinaria copia del Corano di epoca mamelucca con dedica al sultano Qaytbay (4,3 milioni). Per dare una dimensione del risultato, si pensi che ben 8,9 dei 18,6 milioni di euro generati dalla vendita sono stati realizzati con questi soli due esemplari: il lotto 254 è stato conquistato a 4,5 milioni, mentre il compagno lotto 255 si fermava leggermente al di sotto con 4,3 milioni, entrambi quintuplicando le rispettive stime.

Un tale risultato, seppure eccezionale (restano per il momento anonimi i due distinti compratori), è comprensibile se si considera che i due esemplari soddisfano ampiamente i criteri di bellezza, epoca, preziosità, rarità, conservazione, nobiltà e vicende storiche connesse. I cosiddetti «Polonaise» sono manufatti molto sofisticati, cui era demandata la rappresentazione dello stile e dell’opulenza degli atelier della corte persiana di Shah Abbas. I nostri due esemplari, pur non essendo nati in coppia, condividono da oltre 400 anni una storia comune: donati all’Elettore di Sassonia Augusto il Forte, colui il quale sarebbe diventato re di Polonia, intorno al 1695 vennero ceduti al conte Lothar Franz von Schönborn, principe elettore e arcicancelliere del Sacro Romano Impero e, a partire dal 1710, per i secoli a venire fecero bella mostra di sé insieme a numerosi altri importanti capolavori nella residenza estiva della famiglia nel palazzo bavarese Weißenstein a Pommersfelden. Esposti nella celebre mostra viennese del 1891 e pubblicati da Alois Riegl, i due tappeti sono stati in prestito al Royal Ontario Museum di Toronto e dagli anni Settanta si trovavano in una collezione privata svizzera. Evidenze che, a buon diritto, hanno proiettato i due preziosi tappeti nella top ten per prezzo battuto a un’asta per un tappeto orientale rappresentando anche, il primo dei due, il nuovo record per un «Polonaise».

Il giorno prima, da Sotheby’s Londra, un importante e raro tappeto persiano in seta con decorazione a medaglione e albero «Vaq-Vaq» raddoppiava la stima andando venduto a 174mila euro (lotto 293). Il tappeto, di un bel giallo intenso, finissimo e in condizioni favolose, già proveniente dal castello tedesco di Altenweiher, nel cartiglio superiore riporta la dedica al vicereggente Baba Khan, la firma Nawruz Saruqi e la data 1205 AH (1790-91) che ne fa il tappeto post classico datato in seta più antico conosciuto. A parte questa gemma, però, gli altri dieci tappeti in vendita non hanno per nulla brillato e solamente un discreto grande Bidjar persiano decorativo di inizio Novecento a motivo garrus (lotto 293) ha superato la stima massima passando di mano a 16mila euro.

Inedito e sconosciuto ai più era l’anatolico Ushak HSP («Holbein small pattern») proposto il 25 maggio da Rippon Boswell a Wiesbaden. Il tappeto, di quelli che si vedono nei dipinti del Rinascimento italiano, era stato acquistato da Ulrich Brandt dal suo professore di filosofia ad Heidelberg, Erhard Scheibe (1927-2010). Per questo lotto (n. 135) la battaglia dei rilanci si è fatta rovente, in sala, al telefono e via internet, moltiplicando la stima di 24mila (artificiosamente troppo contenuta) di nove volte fino a 221mila euro. Piazza d’onore della giornata per un affascinante e raro ricamo in seta attribuito al Caucaso meridionale dell’ultimo quarto del XVIII secolo (lotto 79): per questo esemplare che appartiene a un ristretto gruppo di non più di 17 pezzi conosciuti, il compratore ha dovuto spendere poco più di 25mila euro da una stima di 9mila. In generale un’asta che ha fatto bene e che continua a presentare pezzi da collezione a stime molto basse (quando non sottostimati) e invitanti.

Come già avvenuto similmente nel corso dell’altra vendita specialistica tenutasi a Boston da Skinner il 28 aprile: tra i numerosi lotti, un non comune Sumak «triclinio» di fine ’800, ex collezione Cadle, ha spuntato poco più di 13mila euro da una stima di 2.700-3.600, e un grande frammento di tappeto, troppo ottimisticamente attribuito come Ushak Holbein Large Pattern del XVI secolo, è andato venduto a 5mila euro, poco oltre la stima massima (lotto 113); top lot della sessione invece un Serapi dai bei colori, seppure un po’ rigido di disegno, che è stato battuto a 20mila euro a fronte di una stima di 5-7mila (lotto 149).

Infine a Milano, il 19 giugno, da Wannenes un prezioso tappeto cinese in seta di tardo ’800, decorato da cinque draghi su fondo giallo oro, è stato acquisito da un anonimo compratore asiatico per la giusta cifra di 47mila euro (anche se otto volte la stima minima di 6mila, invero esageratamente contenuta; lotto 81). Come molti altri esemplari simili, anche questo riporta nel cartiglio l’iscrizione che lo collocava nel «Palazzo della purezza celeste» della Città Proibita. Proveniente dagli eredi di Paola Levi, la scheda di catalogo informa che il tappeto era tra gli arredi di Villa La Pietra a Firenze e che le venne donato da Lord Harold Acton, vissuto a Pechino intorno agli anni Trenta e amico del principe P’u Ju, cugino dell’ultimo imperatore cinese. La vendita, che considerati i tempi ha generato un soddisfacente 30% di venduto per un importo di poco più di 180mila euro, ha visto una consistente partecipazione di pubblico e molti privati tra i compratori: speriamo sia un buon segnale per il mercato nazionale che ha bisogno di riallinearsi su numeri e qualità dei competitor.

Luca Emilio Brancati, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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