Oehlen collezionista, Consagra dialoghista

Al Masi il pittore tedesco nelle vesti anche di curatore, mentre alla Collezione Olgiati le ricerche dello scultore siciliano

Pietro Consagra, «Omaggio a Paisiello», 1955. Collezione privata, Lugano. Foto Maniscalco
Ada Masoero |  | Lugano

Lugano (Svizzera). Della sua mostra presentata dal 5 settembre al 20 febbraio al MASI|LAC, Albert Oehlen è, al tempo stesso, protagonista, collezionista e curatore. Lo spiega ironicamente il sottotitolo, «grandi quadri miei con piccoli quadri di altri» (catalogo Mousse), perché Oehlen (Krefeld, Germania, 1954), che dagli anni ’80 esplora da protagonista potenzialità e limiti della pittura, dapprima nell’ambito neoespressionista della Junge Wilde poi in percorsi sempre nuovi, da anni raccoglie opere di altri artisti con cui condivide l’acuità della ricerca intorno agli statuti della pittura. Non sono quindi le affinità formali a unire i suoi dipinti a quelli della trentina di artisti qui esposti, bensì l’indagine sottesa al suo come al loro fare arte. Insieme alle sue sfilano opere di Willem de Kooning, Mike Kelley, Paul McCarthy, Duane Hanson, Franz West, Julian Schnabel, Konrad Klapheck, Richard Lindner, Richard Artschwager, Daniel Richter, Malcolm Morley, di Gino De Dominicis e di altri, meno noti ma importanti ai suoi occhi. Perché la singolarità della mostra consiste proprio nell’offrire al visitatore lo sguardo stesso di Oehlen, letto attraverso il prisma delle opere altrui che ha riunito.

Consagra,
l’altro e la città
Dall’11 settembre al 9 gennaio, nella sede (che è parte del LAC) della Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, va in scena «La materia poteva non esserci» (libro Mousse), importante retrospettiva di Pietro Consagra curata da Alberto Salvadori con l’Archivio Consagra. La mostra è la prima del maestro siciliano (1920-2005) in una sede pubblica svizzera e si focalizza sui due temi centrali della sua ricerca: il rapporto dialettico ed egualitario con l’altro (nei celebri «Colloqui», avviati nel 1952: sculture frontali che rifiutano il ruolo d’interpreti totemiche e impositive del potere ma vanno in cerca di un dialogo paritario) e il tema della città, intesa come luogo di scambi intellettuali.
Il percorso, di 64 opere, si arresta ai primi anni Settanta, e presenta un nucleo di storici «Colloqui» realizzati in materie diverse (ferro, bronzo, acciaio, legno bruciato) e alcuni ferri trasparenti (forme bifacciali vividamente colorate), accompagnati dall’intero progetto della «Città frontale», 1969. Oltre a tre lenzuoli dipinti (anni Sessanta-Settanta), mai visti prima d’ora, documenti della sua ricerca più privata.
Dal 3 ottobre al 3 febbraio, poi, nel bicentenario della nascita, la sede di Palazzo Reali rende omaggio al ticinese «Antonio Ciseri» (1821-1891), ritrattista, pittore di storia e di arte sacra, attivo soprattutto a Firenze, dove conobbe grande fortuna.
q Ada Masoero

© Riproduzione riservata Albert Oehlen, «Senza titolo», 2005/1997. Foto Lothar Schnepf  © Albert Oehlen
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