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Nuove interpretazioni per i mostri di Bomarzo

Il Sacro Bosco non ha mai nascosto la sua natura enigmatica

L'orco del Sacro Bosco di Bomarzo

Storici dell’arte di alta levatura hanno tentato di capire il significato dell’articolato percorso e delle stravaganti architetture del Sacro Bosco di Bomarzo, nei pressi di Viterbo. Meta di gite scolastiche, di coppie innamorate, di turisti sfaccendati e di grandi intellettuali, Bomarzo non ha mai nascosto la sua natura enigmatica che non è stata sciolta neanche dalla vasta letteratura che lo ha interessato. Si aggiunge lo studio di Antonio Rocca il quale, dichiarando apertamente di non essere in grado di trovare una soluzione al secolare enigma, rischia invece di trovarla davvero.

Rocca, storico dell’arte dedicato alla valorizzazione della Tuscia e del suo patrimonio rinascimentale, sulle tracce dei documenti e dei legami fra il committente del Sacro Bosco, Vicino Orsini, e l’ambiente viterbese, riesce a individuare ne L’idea del teatro di Giulio Camillo, il testo di riferimento a cui Orsini ha guardato per concepire l’intero percorso. Amico di Vicino, Giulio pubblicò il libro presso Ludovico Dominichi nel 1550, ossia due anni prima che Orsini iniziasse la sua opera.

Il volume mostra con efficacia tutte le coincidenze fra il trattato di Giulio Camillo e il percorso ermetico del Sacro Bosco, segnato dalle medesime figure presenti nel libro. Il fatto è che nel XVI secolo l’idea del teatro non è semplicemente quella di un luogo di rappresentazione, ma anche di uno strumento che dà una visione complessiva di un tema. Ci sono infatti molti libri nel Cinquecento che utilizzano il termine «theatrum» come sinonimo di raccolta che mostra lo sviluppo di una disciplina o di un argomento. Il teatro che esiste in Bomarzo è in pendenza e inutilizzabile in quanto strumento didattico e non luogo di spettacolo.

Seguendo dunque il percorso di Giulio Camillo, si comprenderà che quello di Vicino Orsini è un itinerario iniziatico, che ci porterà a vedere il mondo dallo stesso punto di vista di Dio. Questo punto di osservazione privilegiato si conquista passando attraverso una serie di prove e di ostacoli, a cominciare dalle sfingi dell’ingresso originario poste lì per evitare che entrino i profani. Salendo ed evitando il drago e l’elefante, veleni di Dio, si arriva a Cibele che ti accoglie e, superato Cerbero, simbolo del corpo, si raggiunge il tempio. Qui riposa Giulia Farnese, moglie di Vicino, simbolo della Sapienza divina e sigillo fra le vicende personali del principe e le sue speculazioni esoteriche.

Marco Bussagli, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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