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Gallerie

Nelle case incontaminate di Solo Houses

In Spagna due galleristi promuovono un progetto che porta l’arte in campagna, una collezione di architetture e opere in sinergia con l’ambiente

La residenza progettata nel 2017 da Kersten Geers e David Van Severen. © Solo Houses; foto di Bas Princen

Teruel (Spagna). Una galleria d’arte nella natura, che nega il «white cube» e si definisce come luogo d’incontro, ricerca e sperimentazione, ma anche di vendita. Si fonda su queste premesse Solo Houses, un insolito spazio a Matarraña (Teruel) aperto dalla spagnola Eva Albarrán e dal parigino Christian Bourdais, proprietari anche di una galleria a Madrid, Solo Gallery. Situata ai confini del Parque Natural des Ports, poco lontano dalla frontiera con la Catalogna, Solo Houses nasce come una collezione di architettura in dialogo con il paesaggio e in sinergia con l’ambiente.

L’iniziativa consiste in un insieme di quindici case, immerse nella natura senza altri stimoli o contaminazioni visive. Il progetto di ogni costruzione è il risultato dell’invito dei due galleristi ad alcuni degli studi di architettura emergenti più innovativi del mondo, a cui hanno dato carta bianca per sviluppare le loro proposte. Per il momento le case già edificate sono due e si affittano soprattutto a stranieri, e una terza è già in costruzione.

Ora l’aperta campagna tra questi edifici diventa uno spazio espositivo in cui, fino a novembre, si può visitare la prima mostra d’arte in dialogo con architettura e natura, curata da Albarrán e Bourdais. Per il «Solo Summer Group Show» i due galleristi hanno scelto nove celebri artisti internazionali: Ugo Rondinone, Iván Argote, Barozzi Veiga, Christian Boltanski, Peter Downsbrough, Olivier Mosset, Fernando Sánchez Castillo, Pezo Von Ellrichshausen e Héctor Zamora.

«Crediamo che l’esperienza del visitatore di fronte alle opere sarà necessariamente diversa e complementare a quella che gli fornisce la galleria come spazio chiuso», assicurano la Albarran e Bourdais, che hanno messo tutte le opere in vendita anche se le loro dimensioni e caratteristiche le rendono più adatte a collezioni istituzionali che private.

L’opera di Land art di Ugo Rondinone è un gigantesco campo triangolare di piccole pietre dipinte di rosa fluorescente che, rinchiuse da una cornice di acciaio inossidabile, creano un brutale contrasto con i colori della natura.

«Animitas», l’installazione di Boltanski, è formata da 500 campanelle giapponesi che riflettono la luce e suonano al ritmo del vento, collocate in modo da riprodurre la disposizione delle stelle della notte in cui nacque l’artista. L’opera, creata nel 2014 per il deserto del Cile, è stata esposta in luoghi molto diversi, da un bosco giapponese ai paesaggi canadesi.

Sánchez Castillo ha creato un monumento alle barricate erette nelle città spagnole durante le manifestazioni, riproducendo in bronzo gli oggetti quotidiani usati dai manifestanti per l’insurrezione e la resistenza, come pneumatici, bottiglie o semplici bastoni.

Zamora ha costruito una struttura labirintica che prevede un’unica via d’uscita e grazie alle pareti di mattoni perforati crea una nuova permeabilità visiva e una diversa percezione tra ciò che è visibile e ciò che è occulto. Per l’anno prossimo è in preparazione una mostra tutta al femminile di opere inedite.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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