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Mostre

Nella dimora dei Normanni

Una mostra ripercorre la storia del Palazzo Reale e della Cappella Palatina

La straordinaria Cappella Palatina fulcro del Palazzo Reale di Palermo

Palermo. Una mostra dal rigoroso taglio storico-documentario ricostruisce le vicende del Palazzo Reale di Palermo, meglio conosciuto come Palazzo dei Normanni. «Castrum Superius. Il Palazzo dei Re Normanni», aperta fino al 10 gennaio nelle Sale Duca di Montalto, è un viaggio nella città medievale, quella del potere regio il cui simbolo era il Castrum Superius, per distinguerlo dall’altro Castello, quello vicino al mare, il Castrum Inferius. Un’architettura-palinsesto straordinaria il cui fulcro artistico è rappresentato dalla Cappella Palatina, meta di visitatori provenienti da tutto il mondo.

La fisionomia medievale del Palazzo e della Cappella è ricostruita minuziosamente, grazie al contributo di numerosi esperti come Henri Bresc e Vladimir Zoric e l’impiego di tecnologie multimediali. A rendere la mostra imperdibile sono i reperti, le opere d’arte e i documenti provenienti dalle principali istituzioni culturali dell’isola, tra archivi, biblioteche e musei. La storia del Palazzo viene presentata attraverso reperti e testimonianze che fanno riferimento alle varie funzioni, da quella militare, fino a quella residenziale, insieme alla presenza degli opifici, della zecca e del vasto parco reale.

Tra i reperti esposti provengono dalla Cappella Palatina i cofanetti dipinti e incisi in avorio del XII secolo e il riccio di pastorale di san Cataldo in avorio intarsiato, da Palazzo Abatellis alcune lastre in porfido con iscrizioni arabe in lode di Ruggero II (1130-54), mentre il cippo sepolcrale in marmo con iscrizione a caratteri cufici del XII secolo e monete d’oro, come il quarto di dinar del Regno di Sicilia, coniato dalla Zecca di Palermo, del periodo normanno di Roberto il Guiscardo (1059-85), provengono dal Museo Pepoli di Trapani.

Non potevano mancare le famose lapidi plurilingue in latino, ebraico, arabo e greco, come l’iscrizione quadrilingue su lapide in marmo bianco con decorazione in opus sectile del 1149 dal Palazzo della Zisa, mentre dal Museo Civico di Termini Imerese proviene quella meno nota, la lastra con iscrizioni trilingue di Pietro il Gaito (1132-52). Dalla Curia Arcivescovile di Palermo giunge il frammento di tessuto della veste di Enrico VI, in lampasso di seta e fili d’oro (XII secolo) e la corona in oro, con pietre, filigrana e smalti di Costanza d’Aragona (1220-22 ca). La mostra è un progetto della Fondazione Federico II con l’Assemblea Regionale Siciliana, l’Assessorato dei Beni culturali, il Dipartimento regionale, la Soprintendenza di Palermo e il Centro regionale per la progettazione e il restauro.

Giusi Diana, da Il Giornale dell'Arte numero 398, giugno 2019


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