Nalini Malani, la voce dei diseredati

Opere poetiche e politiche dell’artista indiana vincitrice del premio Joan Miró

Roberta Bosco |  | Barcellona

Barcellona. Nota per il suo impegno a favore delle donne e di tutte le persone escluse dalla società, l’artista indiana Nalini Malani (Karachi, 1946) presenta nella Fundación Miró la mostra che le spetta come vincitrice della 7ma edizione del Premio Joan Miró, uno dei riconoscimenti d’arte contemporanea più prestigiosi e generosi al mondo (70mila euro, oltre alla mostra), organizzato dalla Miró insieme alla Fundación La Caixa.

«No me oyes» (Non mi senti), aperta fino al 29 novembre, offre una visione a 360 gradi di tutto il percorso creativo della Malani, attraverso i suoi primi film (fu una figura pioniera del cinema sperimentale indiano alla fine degli anni ’60), varie serie di dipinti, un teatro d’ombre, installazioni immersive e un insieme di disegni murali creati per le sale della Fondazione, che ricreano una specie di tempio di Cassandra, la sacerdotessa veggente condannata a non essere mai creduta. Destinati a sparire per rimanere solo nel ricordo, questi disegni saranno eliminati durante una «erasure performance», di cui non si saprà nulla fino al giorno dell’azione.

L’opera di Nalini Malani si distingue per un’iconografia personale in cui convergono la profonda conoscenza delle mitologie antiche e la denuncia delle ingiustizie contemporanee. La consapevolezza sociopolitica e il suo impegno per dar voce ai diseredati del mondo, soprattutto alle donne, colpite dalla disuguaglianza, dall’incomprensione e dalla violenza strutturale, pervadono l’intera mostra, insieme a molteplici riferimenti culturali sia asiatici sia occidentali e a una visione del mondo ricca di sfumature.

L’artista, che si è appropriata delle sale della fondazione, ha curato personalmente la rassegna con la collaborazione di Martina Millà, direttrice del settore mostre della Miró. Dati i cambi di calendario provocati dai mesi di lockdown, la rassegna non si presenterà a Madrid come previsto, ma alla Fondazione Serralves di Porto nella primavera 2021.

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