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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoli«Occhi neri e pensosi, di cui lunghe sofferenze sembrano aver spento i bagliori». Riprende una descrizione dal libro su Raffaello del 1920 di Adolfo Venturi il pannello nero tripartito che incornicia la «Muta» del pittore urbinate: lungo 475 e alto 290 centimetri, è il primo apparato inserito nella Galleria nazionale delle Marche a Urbino dall’austriaco Peter Aufreiter.
Il neodirettore vuole pannelli multimediali che raccontino in modo diretto, in italiano e inglese, storia, interpretazioni e curiosità dei principali capolavori del museo. Debutta il quadro rientrato dalla mostra sul Sanzio alla Reggia di Venaria, alle porte di Torino.
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Tra i pregi dalla mostra, che ha stimolato restauri e consentito la ricomposizione di opere smembrate, la capacità di illustrare con efficacia quale riverbero ha avuto Giotto tra le chiese e i monti umbri su artisti reputati minori
140 associazioni hanno inviato un appello alla presidente della Regione e alla Giunta per chiedere l’annullamento del progetto già bocciato da Ministero e Soprintendenze. Via libera del Consiglio di Stato. Il 13 gennaio è prevista un’udienza al Tar dell’Umbria
Lo riferisce un articolo di prossima pubblicazione sulla rivista accademica «Archeometry» dell’Università di Oxford, frutto di un lavoro di squadra: dopo aver esaminato alcuni campioni e confrontato i risultati con le banche dati, si è arrivati a supporre che l’evento ha avuto luogo tra i 4.200 e i 2.200 anni fa
«We Were Here», il documentario di Fred Kudjo Kuwornu presentato alla Biennale di Venezia del 2024, è in corsa per le nomination alle statuette di Los Angeles. «Nel ’500 e ’600 troviamo soggetti neri anche in dipinti di artisti famosi. Ho cercato di intercettare quel momento dell’Europa in cui la razza non era una categoria su cui costruire differenze o un’ideologia razzista», racconta il regista


