Musica per sospiri e anarchia

Il focus scelto dal Kunstforum di Vienna per la personale di Rebecca Horn è la spiccata poliedricità che da 5 decenni caratterizza la sua produzione

Rebecca Horn, «Concerto dei sospiri», 1997 © Rebecca Horn
Flavia Foradini |  | Vienna

È la prima volta da trent’anni a questa parte che in Austria si dedica una mostra a Rebecca Horn. Il focus scelto dal Kunstforum di Vienna, che firma l’iniziativa aperta dal 28 settembre al 23 gennaio, è la stretta interconnessione tra gli svariati generi che da 5 decenni attraversano la produzione della Horn, dalle performance alla scultura, dai disegni ai video, dalle installazioni alla poesia: «La sua spiccata poliedricità offre sempre nuovi punti di riferimento al pubblico ma anche agli artisti delle nuove generazioni», sottolinea la curatrice Bettina M. Busse.

L’artista tedesca si impose all’attenzione internazionale nel 1972 con la sua partecipazione a documenta 5, sotto l’egida di Harald Szeemann. Nella kermesse tedesca Horn era la partecipante più giovane e una delle poche donne. All’inizio della sua carriera vi fu il confronto con il corpo e i suoi limiti, grazie a performance nitide e precise. Poi venne l’interesse per il cinema come mezzo espressivo, con tre lungometraggi («Die Eintänzer», «La Ferdinanda: Sonate für eine Medici-Villa» e «Buster’s Bedroom»), di cui la Horn curò la regia e che vengono presentati a ciclo continuo nella mostra assieme a tutti i cortometraggi creati negli anni Settanta.

A partire dagli anni Ottanta dall’elaborazione cinematografica si cristallizzarono sculture cinetiche, che pur con vita propria mantennero un rapporto semantico con il cinema e scandagliarono fra l’altro emozioni primarie come gioia o paura, desiderio e dolore. La mostra ne presenta una ventina. Dagli anni Novanta numerose installazioni in situ anche di grandi dimensioni hanno catturato le energie creative della Horn. Fra le opere di spicco al Kunstforum, la grande installazione «Concerto dei Sospiri», presentata alla Biennale di Venezia nel 1997, l’ormai celeberrimo pianoforte di «Concert for Anarchy», e «Blue Monday Strip» prestato dal Guggenheim e per la prima volta in Europa.

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