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Mostre

Mofokeng e Blumenfeld al Foam di Amsterdam

Due retrospettive nel museo fotografico della capitale olandese

Una delle foto scattate da Santu Mofokeng nei treni dei pendolari

Amsterdam. Dopo quasi mezzo secolo di apartheid, il 27 aprile del 1994 si svolgono in Sudafrica le prime elezioni a suffragio universale, che portano alla presidenza Nelson Mandela. In occasione del 25mo anniversario della nascita della Rainbow Nation, il Foam presenta dal 15 febbraio al 28 aprile «Santu Mofokeng. Stories», ampia retrospettiva dedicata al fotografo sudafricano che con il suo lavoro ha fornito un ritratto del proprio Paese a cavallo della rivoluzione democratica.

Nato nel 1956 a Johannesburg e cresciuto nella miseria e nella violenza politica di Soweto, dopo gli esordi come street photographer, dal 1981 passa attraverso varie redazioni per poi entrare nell’agenzia Afrapix, un collettivo attivista, e pubblicare servizi sul settimanale antiapartheid «New Nation». Nel 1988 diventa fotografo ricercatore all’African Studies Institute e lascia il fotogiornalismo dando il via a una ricerca sulle township, il territorio e la spiritualità.

La rassegna, che espone per la prima volta molte immagini provenienti dall’archivio personale di Mofokeng, tocca tutta la sua attività. Dai primi reportage sulla formazione dei sindacati e sulle manifestazioni, alle strade di Soweto e Dukathole, ai villaggi, alle elezioni di Mandela; dal primo saggio Train Church, dove comincia la ricerca sui riti religiosi, con i treni per i pendolari che diventano chiese per la preghiera spontanea, alle serie «Labour Tenancies», «Concert at Sewefontein» e «Funeral».

In contemporanea il museo inaugura anche «Erwin Blumenfeld» (fino al 14 aprile), carrellata sulla produzione a colori che l’artista tedesco, nato a Berlino nel 1897 e scomparso a Roma nel 1969, realizza nel periodo newyorkese, tra 1941 e 1960. Autodidatta, formatosi nel clima surrealista e delle avanguardie europee, come fotografo di moda diventa free-lance richiestissimo per testate come «Harper’s Bazaar», «Vogue», «Cosmopolitan» e «Life», dove riuscirà a imporre il suo stile e la sua estetica innovativa. In mostra 80 stampe a colori, oltre ad alcune vintagedei periodi trascorsi ad Amsterdam e a Parigi, a pagine originali di periodici e ai film sperimentali.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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