Miraggi al Jeu de Paume

Il museo parigino lancia il suo primo festival dedicato all’immagine in tutte le sue forme, con lavori recenti o inediti di 26 artisti, affermati ed emergenti

Rachel Harrison, «Senza Titolo», Cortesia dell’artista e della Greene Naftali Gallery, New York
Luana De Micco |  | Parigi

Dal 22 marzo al 22 maggio il Jeu de Paume lancia il suo primo festival dedicato all’immagine in tutte le sue forme, mescolando mostre, performance, proiezioni. La rassegna è aperta alla scena artistica contemporanea internazionale. Questa prima edizione, curata da Béatrice Grosse, in collaborazione con Katinka Boch, ha per titolo «Fata Morgana», dal nome del fenomeno atmosferico che crea una forma di miraggio visibile appena sopra l’orizzonte.

Il festival «non pretende di essere esaustivo ma di proporre un percorso, un’esperienza», ha spiegato il direttore del Jeu de Paume, Quentin Bajac. Non vuole essere «né illustrativo né troppo didattico». Sono presentati i lavori recenti o inediti di 26 artisti, affermati ed emergenti, tra cui Marina Gadonneix, Ann Veronica Janssen, Ellie GA, Stéphanie Solinas, Lenio Kaklea.

La danese Nina Beier, che lavora sui simboli del mondo globalizzato, propone la serie di sculture «Plunge», monumentali bicchieri a calice in cui degli oggetti comuni restano intrappolati nella resina (uno nella foto). Del francese Julien Bismuth è il film «Hiaisiihi» (2019) realizzato tra le popolazioni nomadi della foresta amazzonica in Brasile.

La fotografa statunitense Rachel Harrison presenta la serie «Perth Amboy» in cui documenta il pellegrinaggio di fedeli per venerare l’ipotetica immagine della Madonna apparsa su una finestra nella periferia operaia del New Jersey.

L’iraniana Tala Madani propone una pittura animata del 2018, «Over Head Projection (Digger)». La francese Ilanit Illouz presenta il suo ultimo lavoro fotografico realizzato dal 2016 sul Mar Morto, che si ritira inesorabilmente lasciando dei paesaggi lunari.

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