Miniartextil 2023 dedicata a Plinio il Vecchio

Nel bimillenario della nascita del celebre naturalista e politico romano, 54 piccole opere tessili in San Pietro in Atrio, grandi installazioni diffuse e, nel Broletto, Mario De Biasi

«Foglia di loto. Castellazzo di Bollate» (anni ’60), di Mario De Biasi
Ada Masoero |  | Como

Scrive Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia che «l’arte di dipanare i bozzoli per tesserli fu escogitata da una donna dell’isola di Cos, Panfile, figlia di Platea, che non va defraudata della gloria di aver escogitato il modo di denudar le donne vestendole»: i tessuti che se ne ricavano sono, infatti, tanto fluidi e sottili da rivelare, più che coprire, le forme del corpo. Oggi Como, patria di Plinio il Vecchio, che vi nacque nel 23 d.C., ma anche distretto d’eccellenza della lavorazione della seta, nel bimillenario della nascita del grande naturalista, comandante militare e governatore romano, dedica a lui l’edizione 2023 della mostra di fiber art contemporanea «Miniartextil», giunta alla 32a edizione.

Intitolata coraggiosamente (le femministe potrebbero non gradire) «Denudare feminas vestis», la mostra si tiene dal 6 agosto al 3 settembre nell’Ex chiesa di San Pietro in Atrio e in altri luoghi della città, con la curatela di Clarita Di Giovanni e di Sergio Gaddi, il quale ha guidato la commissione che ha selezionato, fra le centinaia giunte qui da tutto il mondo, le 54 piccole opere tessili esposte in San Pietro in Atrio, insieme a grandi installazioni allestite qui e altrove, in una mostra diffusa che vedrà anche performance ed eventi (fra gli autori delle installazioni ci sono l’artista serba Brankica Zilovic, l’architetto giapponese Kato Kimiyasu, l’italo-egiziano Medhat Shafik e gli italiani Antonella De Nisco e Alessandro Lupi).

Sempre in omaggio a Plinio il Vecchio, fino al 31 luglio si tiene nel Broletto la mostra, curata da Eugenio Bitetti e Massimiliano Mondelli, «Mario De Biasi. Naturalis Historia»: 74 fotografie in bianco e nero, tutte vintage, realizzate tra gli anni ’50 e gli ’80 dal grande fotografo, avido come Plinio di conoscenza della natura e capace di restituire immagini stupefacenti di piante, animali, minerali, come nelle immagini dell’eruzione dell’Etna, duemila anni dopo quella del Vesuvio del 79 d.C., in cui Plinio morì.

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