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Mostre

Mika facile

Gli «Easy pieces» della Rottenberg alla sua prima personale negli Usa

Un particolare di «Spaghetti Blockchain» (2019) di Mika Rottenberg

New York. «La satira, ha scritto Michail Bachtin, è espressione dell’esigenza dell’uomo d’oscillare tra il sacro e il profano». E, si sa, dai tempi della Batracomiomachia e delle commedie greche scaturite dal genio di Aristofane, è lo strumento privilegiato da scrittori, poeti e artisti per criticare e mettere in discussione i potenti. All’interno di questa nobile e antica tradizione concepisce le sue opere l’artista argentina/israeliana Mika Rottenberg (1976, Buenos Aires) che predilige il video e l’installazione per realizzare la sua versione di satira del mondo contemporaneo.

«La storia viene scritta da chi sa raccontare le cose nel modo migliore, [...] sostanzialmente quindi da una parte, da grandi artisti e, dall’altra, da persone orribili...», ha detto la Rottenberg, che ha cominciato come pittrice e ha poi trovato, in particolare nel video e nell’installazione, il linguaggio artistico preferito, catturata dalle possibilità narrative che questi media potevano prometterle.

La Rottenberg ha esposto al MAMbo di Bologna quest’anno (cfr. n. 393, gen. ’19, p. 7), al Goldsmiths Centre for Contemporary Art di Londra (2018), al Palais de Tokyo di Parigi (2016), all’Israel Museum di Gerusalemme (2013), alla 56ma Biennale di Venezia nel 2015 e a quella di Taipei nel 2014, tra gli altri. Ha ricevuto premi come il Kurt Schwitters Prize quest’anno, che ha seguito lo Smithsonian Art Prize dell’anno scorso.

E ora le sue opere principali sono in mostra fino al 15 settembre, presso il New Museum of Contemporary Art di New York, nell’esposizione curata da Margot Norton dal titolo «Mika Rottenberg: Easypieces», che rappresenta la prima monografica organizzata da un museo americano dedicata all’artista. Attraverso la vasta selezione delle opere presentate il visitatore potrà familiarizzare con i temi preferiti della Rottenberg: il lavoro, la tecnologia, il contrasto tra la tecnica e la corporalità, l’energia e il concetto di distanza, resi attraverso media diversi e realizzati attraverso progetti di diversa natura. In mostra i video «NoNoseKnows » (2015) e «Cosmic Generator» (2017) che hanno per protagonisti operai di fabbriche che producono la più grande varietà di oggetti, dalle perle coltivate alla colorata mercanzia che troviamo nei negozi cinesi, uguali in tutto il mondo. Inoltre la mostra comprende le sculture cinetiche e le videoinstallazioni, compresa, in prima assoluta, «Spaghetti Blockchain» (2019) che esplora il concetto di materialismo tra miti antichi e contemporanee realtà.

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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