Mika facile

Gli «Easy pieces» della Rottenberg alla sua prima personale negli Usa

Un particolare di «Spaghetti Blockchain» (2019) di Mika Rottenberg
Viviana Bucarelli |  | New York

«La satira, ha scritto Michail Bachtin, è espressione dell’esigenza dell’uomo d’oscillare tra il sacro e il profano». E, si sa, dai tempi della Batracomiomachia e delle commedie greche scaturite dal genio di Aristofane, è lo strumento privilegiato da scrittori, poeti e artisti per criticare e mettere in discussione i potenti. All’interno di questa nobile e antica tradizione concepisce le sue opere l’artista argentina/israeliana Mika Rottenberg (1976, Buenos Aires) che predilige il video e l’installazione per realizzare la sua versione di satira del mondo contemporaneo.

«La storia viene scritta da chi sa raccontare le cose nel modo migliore, [...] sostanzialmente quindi da una parte, da grandi artisti e, dall’altra, da persone orribili...», ha detto la Rottenberg, che ha cominciato come pittrice e ha poi trovato, in particolare nel video e nell’installazione, il linguaggio artistico
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