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Restauro

Michelangelo senza segni del tempo e dei calchi

Batteri e laser per le Tombe medicee nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo

La Notte di Michelangelo sulla tomba di Giuliano de’ Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze

Risaliva a trent’anni fa il restauro delle Tombe medicee di Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. All’epoca vennero rimossi gli strati di polvere sulle statue e le macchie nere provocate dai corpi non imbalsamati sepolti nelle urne: quelli di Giuliano, duca di Nemours, e quello di Lorenzo, duca di Urbino (sepolto insieme al figlio Alessandro de’ Medici assassinato nel 1537).

In questi decenni sono però comparsi altri problemi che sono stati affrontati durante l’intervento conclusosi in luglio che ha rimosso i segni grafici e le pesanti tracce delle cere e degli oli delle centinaia di calchi eseguiti nei secoli sulle sette statue di Michelangelo.

Vasari racconta che nella Sagrestia, in cui mancavano le finestre, venivano accesi fuochi per il riscaldamento senza preoccuparsi del fumo che anneriva le straordinarie sculture. Nel 1519 fu papa Leone X de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, a commissionare a Michelangelo la cappella funeraria per Giuliano e Lorenzo, rispettivamente fratello e zio.

Nel 2019 è stato avviato un intervento che prevedeva una nuova illuminazione che riproducesse le condizioni di luce volute dal Maestro nonché il restauro complessivo della cappella e delle opere in essa contenute. Oggi la luce arriva di nuovo dall’alto: dalla lanterna di Michelangelo e dalle finestre che secondo un attento calcolo durante le ore della giornata producevano differenti sfumature di ombre sul modellato delle sculture favorendo la compenetrazione tra architettura e scultura.

I restauri sono stati eseguiti da Daniela Manna e Marina Vincenti sotto la direzione di Monica Bietti e con la costante presenza di Paola D’Agostino, alla guida dei Musei del Bargello. Tra le operazioni più complesse, l’ablazione delle macchie di cera e olio degli innumerevoli calchi eseguita con l’ausilio di indagini fotografiche a infrarossi e ultravioletti. Si è intervenuti con uno speciale laser di ultima generazione che cancella ogni colore diverso dal bianco. È stato applicato con attenzione estrema perché parte del marmo di Carrara usato da Michelangelo ha molte venature e le restauratrici hanno evitato di agire su quelle originariamente più scure.

Ultimo importante tassello del restauro è l’intervento sul sarcofago di Lorenzo duca di Urbino alterato da macchie nerastre: trattandosi di materiali organici, la rimozione è stata affidata a un batterio isolato dall’Enea che, riprodotto in laboratorio, è in grado di eliminare questo tipo di depositi.

Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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