Michael Rakowitz e Claudia Comte al Castello di Rivoli

Installazioni, disegni, video e sculture dell'iracheno americano e dipinti murali astratti della svizzera

«Matrice» di Giuseppe Penone. © Archivio Penone
Jenny Dogliani |  | Rivoli (To)

Commossi, arrabbiati, sopraffatti. Tre parole con cui il critico Adrian Searle ha descritto su «The Guardian» lo stato d’animo dei visitatori della mostra di Michael Rakowitz (1973) alla Whitechapel di Londra. Una mostra realizzata con il Castello di Rivoli, dove approda dall’8 ottobre al 19 gennaio.

È la prima retrospettiva europea dell’artista iracheno-americano vincitore del Nasher Prize 2020, l’uomo che sogna di riprodurre le 15mila opere distrutte dall’Isis. La riproduzione più recente è quella della statua di Lamassu, visibile a Trafalgar Square fino al prossimo marzo.

La mostra rivolese (nella Manica Lunga) include installazioni, disegni, video e sculture realizzati negli ultimi vent’anni. Si va da un’installazione ispirata all’architettura popolare che rispecchia dinamiche di conflitto e segregazione razziale ai rifugi gonfiabili per senzatetto, al video in stop motion del 2017 in
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