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Mostre

Michael Rakowitz e Claudia Comte al Castello di Rivoli

Installazioni, disegni, video e sculture dell'iracheno americano e dipinti murali astratti della svizzera

«Matrice» di Giuseppe Penone. © Archivio Penone

Rivoli (To). Commossi, arrabbiati, sopraffatti. Tre parole con cui il critico Adrian Searle ha descritto su «The Guardian» lo stato d’animo dei visitatori della mostra di Michael Rakowitz (1973) alla Whitechapel di Londra. Una mostra realizzata con il Castello di Rivoli, dove approda dall’8 ottobre al 19 gennaio.

È la prima retrospettiva europea dell’artista iracheno-americano vincitore del Nasher Prize 2020, l’uomo che sogna di riprodurre le 15mila opere distrutte dall’Isis. La riproduzione più recente è quella della statua di Lamassu, visibile a Trafalgar Square fino al prossimo marzo.

La mostra rivolese (nella Manica Lunga) include installazioni, disegni, video e sculture realizzati negli ultimi vent’anni. Si va da un’installazione ispirata all’architettura popolare che rispecchia dinamiche di conflitto e segregazione razziale ai rifugi gonfiabili per senzatetto, al video in stop motion del 2017 in cui una bambola giocattolo dialoga con statuette votive mesopotamiche.

Il riferimento è al rapimento di un agente americano da parte dei mujahidin. Al terzo piano del castello ci sono invece, dal 31 ottobre al 23 febbraio, i monumentali dipinti murali astratti di Claudia Comte. La giovane artista svizzera (1983) indaga la percezione dello spazio fisico elaborato attraverso la realtà virtuale. Esplora così le sempre maggiori interconnessioni fra la realtà empirica e la sua digitalizzazione.

L’intervento site specific prende spunto dai motivi delle decorazioni a grottesche delle sale settecentesche del castello e dalla loro sovrapposizione con l’immagine topografica della collina morenica in cui il museo è edificato. Nelle stesse date la Sala dei Putti dormienti e la Sala delle Fatiche di Ercole, al secondo piano del castello, ospitano l’intervento di James Richards realizzato per gli «Omaggi di artisti contemporanei alle opere della Collezione Cerruti».

Attraverso un’installazione audiovisiva Richards deforma l’architettura juvarriana evocando un onirico e mortifero rifugio. E non è tutto. Dal 2 novembre al 23 febbraio nella Project room del museo è allestita un’installazione del portoghese Pedro Neves Marques (1984).

L’opera, vincitrice del Premio Illy Present Future nella scorsa edizione di Artissima, è ispirata a una serie di racconti scritti dall’artista e indaga con film, suoni e videoclip i temi della sessualità e della genitorialità. Nel giardino del castello, infine, un’appendice della mostra di Giuseppe Penone allestita nella Chiesa di San Francesco a Cuneo.

Jenny Dogliani, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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