Messina, attesa finita per il MuMe: da domani aperti tutti gli spazi del Museo Interdisciplinare Regionale

La Sala con i due Caravaggio: da sinistra «La Resurrezione di Lazzaro» e la «Natività»
Giusi Diana |

Messina. Riaprirà domani sabato 17 giugno, finalmente nella sua interezza, il MuMe, Museo Interdisciplinare Regionale di Messina, dopo che a dicembre del 2016, erano già state inaugurate la sezione archeologica e l'ala nord. Ai 2.200 mq di superficie espositiva già aperti, si aggiungono adesso altri 2.500 mq.

Il Museo sorto negli anni Ottanta nell'area dell'ex monastero di San Salvatore dei Greci fa parte di un Parco museale di oltre 17mila mq tra i più estesi del Sud, comprendendo anche gli spazi della ex Filanda Mellinghoff, un opificio ottocentesco che per decenni è stato sua sede provvisoria e che adesso è destinato alle mostre temporanee. La nuova struttura architettonica, infatti, iniziata nel 1984 e consegnata nel 1995, non era idonea a ospitare le vastissime collezioni, e i fondi destinati all'allestimento insufficienti, in relazione all'estensione degli spazi espositivi.

Il resto è storia
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata Caterina Di Giacomo, direttrice del MuMe Foto: Parrinello MuMe, la Sala dell'Ottocento. Foto: Parrinello Rampa Padiglione B:  i capitelli già nel Duomo di Messina e Crocifisso ligneo di ignoto (XIV-XV secolo). Foto: Parrinello La Sala del Settecento. Foto: Parrinello Placido Campolo, «Ambasceria della Vergine». Sullo sfondo lo Stretto di Messina. Foto: Parrinello La «Resurrezione di Lazzaro» di Caravaggio. Foto: Parrinello La «Scilla» del complesso statuario del Montorsoli. Foto: Parrinello La Sala Medioevo con la «Madonna degli storpi» di Goro di Gregorio, XIII-XIV secolo, proveniente dal Duomo di Messina. Foto: Parrinello Antonello da Messina, Polittico di San Gregorio, 1473. Foto: Parrinello La Sala del primo Rinascimento, con il Crocifisso ligneo di ignoto (XIV-XV secolo). Foto: Parrinello La Sala di Montorsoli; a sinistra i Caravaggeschi. Foto: Parrinello
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