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Matera 2019, capitale dal futuro incerto

I Sassi sono oggi presi d’assalto dai turisti. Ma che cosa succederà dal 2020? L’obiettivo, ovviamente dicono, sarebbe creare «un nuovo modello di sviluppo per il Sud»

Prima «vergogna d'Italia» (i Sassi vennero «sfollati» nei primi anni Cinquanta del secolo scorso), poi a lungo «città cartolina», oggi Matera è affollata di turisti

Matera. La data è il 19 gennaio: Matera aprirà allora ufficialmente il suo anno come Capitale Europea della Cultura 2019 (programma su www.matera-basilicata2019.it). Quel giorno 54 bande musicali dalle ex Capitali della Cultura e dai Comuni della Basilicata entreranno in città suonando. Sarà l’inizio di una lunga serie di eventi e spettacoli, 5 al giorno per 48 settimane fino alla chiusura del 19 dicembre 2019.

Il programma culturale (48 milioni di euro) prevede 54 progetti, metà realizzati da associazioni culturali lucane che coinvolgono 3mila persone. Sono un centinaio i partner internazionali da 27 Paesi: l’80 per cento saranno produzioni originali e quindi prime mondiali assolute. Tre di questi progetti e due grandi mostre verranno condivisi con la bulgara Plovdiv, l’altra capitale Europea della Cultura del 2019. (cfr. articolo nella pagina a fianco) Si apriranno anche cinque mostre multidisciplinari, parte del programma I-Dea, e l’Open Design School, laboratorio di sperimentazione e innovazione interdisciplinare che progetta e realizza il sistema di tutti gli allestimenti previsti. Intanto, in attesa del 2019, Matera ha già la febbre, invasa dai turisti e con prezzi in ascesa. I Sassi sono cambiati: emblema di miseria e «vergogna nazionale» nell’Italia del secondo dopoguerra (è del 1952 la legge per il «Risanamento dei Sassi», su iniziativa dell’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, Ndr), sono diventati pizzerie, camere in affitto, ristoranti, negozi. Un paio d’anni fa c’erano poco più di 150 alberghi e b&b: oggi sono oltre 500 con 6mila posti letto. Se non basteranno si ricorrerà ai 30mila del vicino litorale di Metaponto.

Non è facile arrivare a Matera, mai raggiunta dalle ferrovie nazionali. Si sta rimediando con un «raddoppio selettivo» della linea da Bari della Fal (Ferrovie Appulo Lucane) che entro dicembre avrà anche una vera stazione a Matera (progetto di Stefano Boeri). Da Bari, con aeroporto e stazione dei Freccia Rossa, frequenti navette. Per chi sceglie l’auto sono (quasi) pronte strade dirette: entro primavera 2019 la statale 96 da Bari, e ancor prima la Bradanica dall’autostrada per Bari (uscita Candela) a Matera. Ma in città le auto non entreranno. Da 3 grandi parcheggi partono le navette per il centro. Per gli abitanti bus a prezzo simbolico per muoversi a piedi. La città, antica e unica, fatta di scale, sentieri e stradine per pedoni e asini, va difesa dal sovraffollamento caotico.

Se il fine di Matera fosse quello di diventare meta del turismo di massa, l’obiettivo sarebbe già raggiunto. Ma qui si teme già il dopo: che cosa succederà nel 2020? Amministratori e abitanti delle precedenti Capitali della Cultura (esistono dal 1985) sono in genere delusi, parlano di errori, di occasioni mancate. Matera si propone di andare oltre, di uscirne rigenerata e migliore. Il suo anno speciale con gli investimenti in infrastrutture, il successo turistico, gli spettacoli, i grandi eventi culturali devono essere lo strumento per cambiare il futuro della città: un anno per accumulare idee, credibilità, esperienze da usare domani.

Il tentativo è quello di creare qui un nuovo modello di sviluppo per il Sud. Secondo il sindaco Raffaello De Ruggieri (nella foto in basso) la città è pronta. «Matera, dice, da 8mila anni produce storia, adesso questo brand deve produrre cultura. La nuova storia è tecnologia, innovazione, sperimentazione: si tratta di passare dai vicinati contadini ai vicinati digitali. Il salto è possibile. Questo, spiega il sindaco, è un luogo stimolante e attrattivo per le attività produttive del futuro. Vogliamo creare un hub di imprese tecnologiche per una nuova autonomia economica. Contatti sono in corso e con noi c’è anche il Cnr. Non abbiamo bisogno di industrie pesanti ma “pensanti”».

Sono i programmi condivisi dalla comunità e sostenuti da un sindaco che da decenni, con entusiasmo e amore per la sua città, lavora in questa direzione e crea progresso con la cultura (Fondazione Zétema, scoperta e restauro della Cripta del Peccato Originale, creazione del museo Musma, apertura della Casa di Ortega e molte altre iniziative) e proprio lui è stato tra gli artefici dell’elezione di Matera a Capitale della Cultura 2019. Sta lavorando perché diventi l’avanguardia di un Sud rinnovato, portatrice di una cultura che unisca il futuro e il passato senza perdere la propria identità.

L’idea di una storia che continua, dalle grotte alle stelle, è già nel progetto del Parco della Storia dell’Uomo: «Apriremo a gennaio il primo di una rete di quattro segmenti del Parco: Preistoria (caverne paleolitiche e il villaggio neolitico di Murgia Timone), Civiltà Rupestre (grotte e chiese dipinte, monasteri rupestri), Civiltà Contadina (nei Sassi di Matera con impianti multimediali) e, infine, il domani, con la Città dello Spazio (Centro di Geodesia Spaziale dell’Asi-Agenzia Spaziale Italiana, planetario e osservatorio). Matera, promette De Ruggieri, non diventerà una bettola a cielo aperto preda della mercificazione di un turismo randagio».

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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