Mascherine invece di maschere

La pandemia ha smorzato la passione tutta italiana di mascherarsi

«La Fiera» (prima meta del XVIII secolo) di Albrech Schmidt
Arabella Cifani |

Per il secondo anno di fila in Italia tutte le celebrazioni per il Carnevale sono state sospese. Qualcuno ha cominciato a domandarsi se mai potranno riprendere come prima, quando erano kermesse allegre di gente preda di un’euforia da fine inverno, stordita da alcolici e cibi pesanti e grassi.

Tutto sommato una società ordinata che cosa se ne fa del Carnevale di Ivrea con dei matti che si lanciano le arance come se fossero bombe a mano? O di quello di Putignano vecchio di oltre seicento anni, con i suoi carri allegorici (vere e proprie magnifiche sculture semoventi) abbinate a una specifica festa pensata per i cornuti? Frizzi, lazzi, satira non si addicono al mondo politicamente corretto che ci prospettano, pieno di occhiuti censori, telecamere e pass. Arlecchino ha fatto le valigie e si è ritirato, per ora, tristemente con i suoi colleghi in attesa di tempi migliori.

In questa temperie di perenne quaresima in cui siamo impantanati, è un piacere scorrere il libro che Patrizia Foglia e Patrizia Albé hanno dedicato alle maschere. Un libro colto, raffinato, splendidamente illustrato, che offre una storia delle maschere dal Cinquecento al Novecento attraverso una produzione grafica, che comprende Callot, Watteau, Hogarth, le stampe popolari, le illustrazioni per ragazzi, pubblicità liberty e déco.

Una densa serie di capitoli sui temi della Commedia dell’arte, i tipi e i costumi, gli attori che nel passato sono stati celebri interpreti del settore. E poi ancora, saltimbanchi, ciarlatani, commedianti, lazzi, burle e mascherate, il Carnevale come fenomeno anche sociale. E le maschere addomesticate per divertire le grandi corti del Sei-Settecento, le satire con maschere, le stampe popolari, i libri e le riviste per bambini e ragazzi, la pubblicità dove le maschere hanno giocato un ruolo spesso sorprendente.

Nel passato le maschere hanno identificato i caratteri peculiari delle regioni d’Italia, da Arlecchino a Balanzone, a Pulcinella. Il Théâtre de la comédie italienne in Francia è stato un’istituzione che ha segnato profondamente la cultura francese influenzandone modi e pensieri. Di questa grande storia che il libro ripercorre sono rimaste molte tracce: la passione, tutta italiana di mascherarsi, il piacere sottile di concedersi almeno una volta all’anno la trasformazione in qualcosa d’altro. Il Carnevale di Venezia ne era (e tornerà a esserlo) un esempio eclatante.

Fra le illustrazioni del libro spicca l’incisione tratta da un celebre quadro di Nicolas Lancret e intitolata «Le théâtre italien». Sotto di essa corrono dei versi intrisi di grazia e malinconia, che recitano: «Ici le Jeux badins et l’aimable folie/Guérissent sur le Champ de la mélanconie». Questo sono state le maschere nel passato: una parentesi lieta nelle difficoltà della vita, una luce da fare brillare sul finire dell’inverno, prima della lunga quaresima.

Maschere. Dalla Commedia dell’Arte personaggi e costumi nella grafica tra Seicento e Novecento,
di Patrizia Albé e Patrizia Foglia, 272 pp., ill. col., Nomos Edizioni, Busto Arsizio 2021, € 59

© Riproduzione riservata «Famiglia di Pulcinella» (prima meta del XIX secolo) di Gaetano Dura e Giovanni Battista Gatti
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