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Mostre

Martin Parr tra humour e grottesco

La più completa mostra mai organizzata sull'opera del fotografo britannico

«Acropolis, Athens, Greece», 1991, di Martin Parr. © Martin Parr/Magnum Photos

Düsseldorf. «Martin Parr. Retrospettiva», al NRW-Forum dal 19 luglio al 10 novembre, si annuncia come la più completa mostra mai organizzata sull’opera del fotografo britannico. Il progetto originale si avvale della curatela di Ralph Goertz (direttore dell’IKS-Institut für Kunstdokumentation) e del partenariato di Magnum Photos e del Ministero di Scienza e Cultura del Nord Reno-Vestfalia.

La retrospettiva prende spunto da una citazione di Parr, assai utile per comprendere le ragioni della sua poetica: «Se guardando le mie foto le persone piangono e ridono al contempo, è esattamente la mia stessa reazione alle immagini che decido di fotografare. Le cose non sono di fondo né buone né cattive e io sono sempre interessato a rappresentarne entrambi gli estremi».

Oltre 400 lavori abbracciano una carriera quasi cinquantennale, dall’inizio degli anni Settanta ad oggi, seguendo un percorso cronologico e parallelamente stilistico, dove la materia prediletta, un essere umano ritratto senza pietà fra humour inglese e ricerca del grottesco, lascia nell’osservatore un potenziale senso di sconcerto e smarrimento, consapevole con buona dose di vergogna di potercisi ritrovare. Nient’altro che persone catturate in banali contesti come i luoghi di villeggiatura o di interesse culturale o le spiagge, là dove al massimo si esprime il comportamento del consumatore medio, che acquista e spende come assillato dal bisogno di mettersi in scena, talvolta rasentando un esibizionismo parossistico variamente coniugato.

Martin Parr lavora coi cliché dei ruoli sociali e delle strutture umane di base, come la famiglia, l’obbligato percorso già scritto per donne e uomini, giovani o vecchi, spesso esasperandoli nella ricerca di dettagli che è abilissimo a catturare con la sua macchina fotografica. Accanto ai lavori delle sue serie più famose («Think of England», «Luxury», «Life’s a Beach» e «Common Sense») saranno esposti anche la serie-debutto dal titolo «Bad Weather», insieme agli scatti che ritraggono un’Inghilterra quasi intima in efficaci contrasti bianco/nero.

Infine, ecco il passaggio al colore e dalla piccola fotocamera 35mm a una Plaubel 6x7 medio formato nella serie che nel 1986 lo rende celebre a livello internazionale, nonché sgargiante pietra miliare nella storia della fotografia: «The Last Resort» sulla «vita parallela» che si svolge sulle spiagge britanniche di New Brighton.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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