Martin Parr fotografa come un antropologo

Alla National Portrait una retrospettiva del fotoreporter britannico

«Sorrento», di Martin Parr. © Martin Parr. Magnum Photos, Rocket Gallery
Chiara Coronelli |  | Londra

«Martin Parr e le sue fotografie possono farci sentire molto a disagio», scriveva tempo fa Val Williams. C’è troppo di noi nelle sue inquadrature: nell’ordinarietà che diventa caricatura, nell’esibizionismo del cattivo gusto, in un mondo dove la mediocrità si riscatta nel kitsch più esasperato.

Celebrato cronista dell’umanità, del suo modo di vivere, lavorare, divertirsi, mangiare, vestirsi, andare in vacanza, da oltre quarant’anni il fotoreporter britannico (1952) targato Magnum, utilizza la fotografia da antropologo, come «un collezionista di volti, di gesti e di indiscrezioni sociali», per osservare da vicino i tic della cultura del consumismo di massa.

Dal 7 marzo al 27 maggio la National Portrait Gallery gli rende omaggio con «Only Human: Martin Parr» (catalogo Phaidon), retrospettiva a cura di Phillip Prodger che ne ripercorre la carriera attraverso le opere più note e le più
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